II sindaco di Rivoli: «Lotta contro il tempo per scongiurare colpi di mano» Non è detto che anche se il Governo dovesse rimetterli in vendita inserendoli quasi di nascosto tra le pieghe di un altro decreto legge, che riprendesse quello appena decaduto ieri, i forti austriaci del Veronese possano andare venduti. Sulla strada del Governo potrebbe infatti mettere un serissimo ostacolo una struttura periferica dello Stato, ossia la Sovrintendenza per i beni artistici di Verona, che potrebbe esercitare la sua funzione inter-dittiva in modo preventivo. Nell'ultimo decreto, che portava la firma congiunta di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Pietro Lunardi, varato il 17 ottobre e pubblicato il giorno successivo sulla Gazzetta Ufficiale, decaduto perché non è stato trasformato in legge dal parlamento entro i canonici sessanta giorni, erano stati messi in vendita il Forte di Rivoli, il Forte Monte Tesoro di Sant'Anna d'Alfaedo, le caserme della Rocca e XXX Maggio (ex ospedale d'armata asburgico) e il magazzino Borgo Secolo di Peschiera. E precedentemente erano finiti nella lista delle svendite di fine stagione anche Forte Sofia, sulle Torricelle, Forte Santa Caterina e Forte Lugagnano, oltre all'area dell'aeroporto militare di Boscomantico. Tra i primi a preoccuparsi del rischio di alineazione di lino storico manufatto militare nel suo territorio era stato il sindaco di Rivoli Mirco Campestrini, che aveva attuato tutta una serie di iniziative, dal farsi affittare la struttura, fino alla creazione al suo interno di un piccolo museo permanente della Grande Guerra, intitolato a Walter Rama. Per non parlare delle periodiche esposizioni e mostre che vi trovano ospitalità, in questi giorni ad esempio c'è una rassegna dei presepi. Tutte iniziative che avrebbero potuto rallentare, ma non fermare la vendita ove fosse stata decisa. Di qui la decisione di percorrere con convinzione un'altra strada. «Esisteva già un vincolo che lo dichiarava di particolare importanza e di conseguenza non alienabile», spiega il sindaco di Rivoli Mirco Campagnari. «In realtà qualcosa nella documentazione che il ministero dei Beni Culturali aveva non era sufficiente a metterlo al riparo dalla vendita. Serviva una integrazione a questo decreto di vincolo per definire ufficialmente l'inalienabilità. Ed è quanto stiamo facendo con la Sovrintendenza di Verona per poter tutelare fino in fon do il nostro patrimonio culturale e artistico». E la sovrintendente Gianna Gaudini sta stringendo i tempi, in accordo con i sindaci di Peschiera e Rivoli, per mettere il lucchetto ai forti. «Il 16 gennaio prossimo», rivela Campagnari, «la dottoressa Gaudini si recherà a Peschiera e poi verrà a Rivoli per fare un sopralluogo e dare il via quindi all'integrazione al decreto di vincolo, proprio per sancire definitivamente l'inalienabilità di questo patrimonio perché il suo interesse storico, culturale e artistico è tale che deve rimanere patrimonio pubblico e non essere venduto ai privati». Il buffo della vicenda sembra essere che mentre Berlusconi e Tremonti vogliono vendere per far cassa, Rocco Buttiglione. ministro dei Beni Culturali, studia le procedure per evitare che almeno alcuni gioielli di famiglia vadano venduti...