Un taglio progressivo e neanche tanto lento. In cinque anni, dal 2001 al 2005, pari a 52 milioni di euro. Ma la grande "botta" deve ancora arrivare: nel 2006 il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) perderà altri 87 milioni. I margini di manovra per recuperare qualche spicciolo sono ormai pressoché nulli. A meno di sorprese dell'ultima ora, la Finanziaria, che giovedì scorso ha incassato la fiducia, domani dovrebbe essere votata dalla Camera, per poi, sempre in settimana, ricevere il via libera definitivo dal Senato. Il bilancio del ministero dei Beni culturali è, dunque, sempre più in rosso. Il Fus al centro delle polemiche di questi ultimi tempi è l'esempio più significativo del prosciugamento delle casse di via del Collegio Romano. Ma non si tratta dell'unico taglio. Anche le risorse per il funzionamento del ministero saranno ridotte di 38 milioni. E questo mentre il patrimonio va in pezzi: la Domus Aurea è stata chiusa e altri siti archeologici sono a rischio. Eppure, nei programmi elettorali delle coalizioni il capitolo "cultura" ha un suo posto ben definito. Molto di più nei progetti dell'Ulivo che in quelli del Polo: il centro-sinistra ha già, infatti, idee omogenee su come ridare ossìgeno a un settore tanto bistrattato, mentre la Cdl si affida per il momento a indicazioni meno sistematiche. I tagli. L'erosione del Fus si registra per rimanere agli ultimi cinque anni già nel budget messo a disposizione dalla Finanziaria 2001 per l'anno successivo. Nel 2002, infatti, la dote del Fondo era di poco più di 500 milioni di euro, quando l'anno prima era stata di 516 milioni. Nel 2003 si verifica un parziale recupero e i finanziamenti passano a 506 milioni, per poi, però, ridiscendere a quota 500 milioni nel 2004. Il vero tracollo è iniziato quest'anno, quando la manovra di aggiustamento dei conti pubblici 2004 ha riservato allo spettacolo 464 milioni: un taglio secco di 36 milioni. Che diventerà ancora più evidente nel 2006, quando il Fondo potrà disporre di soli 377 milioni. Polìtica culturale: l'Unione. Il centro-sinistra ha già una bozza di programma unitario per i beni culturali, settore che la responsabile dei Ds per la cultura, Vittoria Franco, giudica strategico per lo sviluppo. «L'obiettivo annuncia il deputato dei DS, Andrea Colasio è portare le risorse da destinare alla cultura all'1 del bilancio dello Stato entro la prossima legislatura». Il programma prevede anche di stabilizzare la quota di risorse per Arcus (la Spa mista Infrastrutture-Beni culturali che si occupa di progetti in campo culturale) nella misura del 5 dei finanziamenti per le grandi opere; di lasciare al contribuente la scelta di destinare l'8 per mille ai Beni culturali; di restituire al ministero i fondi infrasettimanali del Lotto; di incentivare con misure di defiscalizzazione anche integrale gli investimenti privati. Ma per il senatore dei Verdi, Fiorello Cortiana, occorre «coinvolgere gli organi territoriali nella tutela e valorizzazione dei beni culturali». Tra i punti del programma, la promozione dei distretti culturali, lo stop ai condoni, l'abolizione del silenzio-assenso. Politica culturale: il Polo. La Cdl sta ancora definendo un programma unitario. Sia An che Fi intendono procedere sulla strada delle riforme. «L'obiettivo afferma il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono (An) è approvare subito quella sugli spettacoli dal vivo». È invece rinviata alla prossima legislatura la riforma del sistema dell'editoria. Il responsabile per la cultura di Fi, Andrea Orsini, invita poi a «pensare i beni,culturali come risorsa economica»: spazio, quindi, a incentivi fiscali per i privati. A nome deU'Udc, chiede più fondi pubblici il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione: «L'Italia deve scegliere se essere leader nel settore o se rinunciare perché l'in-vestimento è troppo gravoso». Per l'Udc, conclude il ministro, la strada da seguire è la prima. Finora, però, non è riuscito a convincere i suoi colleghi di Governo.