Il governicchio Berlusca-Tremonti non abbandona la presa sulla Siae. Dopo aver tentato in ogni modo di boicottare e commissariare l'ente, ieri palazzo Chigi ha annunciato una commissione di studio per la riforma della Siae, presieduta da Mauro Masi, il segretario generale del governo, ma senza la partecipazione di autori ed editori, gli autentici proprietari della società di via della Letteratura. L'assemblea della Siae non ha perso tempo e ha inviato un messaggio al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, ribadendo che la società è «un ente di diritto pubblico economico a base associativa, che ha il compito di tutelare il diritto d'autore e amministra un patrimonio (circa 600 milioni di euro l'anno) di cui sono artefici e titolari esclusivi gli autori e gli editori ad essa associati». Secondo l'assemblea, nella quale sono rappresentate tutte le associazioni degli autori ed editori italiane, la Siae «deve poter continuare a gestire in piena autonomia e indipendenza, con organi sociali democraticamente eletti, i diritti degli autori e degli editori italiani e stranieri le cui opere sono utilizzate nel nostro Paese, frutto del loro lavoro e della loro creatività». Due soci di rilievo, come Gino Paoli e Gianni Minà, hanno sottolineato come «quello che sta accadendo alla Siae sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Stanno mettendo a rischio non solo i diritti degli autori italiani ma anche la credibilità del Paese. In questa commissione non ci sono autori né di musica né di teatro né di cinema. Non vorremmo che quest'assalto alla Siae, oltre a rivelare ambizioni personali di cosiddetti grands commis' dello Stato, segnalasse l'esigenza dell'attuale governo di usufruire del patrimonio Siae per far fronte a qualche buco di bilancio che la Finanziaria non riesce a coprire». In serata è arrivata la retromarcia di Palazzo Chigi. «Parlare di occupazione da parte del governo e delle istituzioni per una commissione di questo tipo, essenzialmente di studio e di proposta, è francamente incredibile. L'obiettivo era quello di fornire un contributo positivo al dibattito in corso sul diritto d'autore. Di fronte ad accuse così incredibili -ha concluso Masi- proporrò ai membri della commissione di rinunciare a produrre il proprio contributo». (f.d.l.)