Sui beni demaniali potranno sorgere solo insediamenti che garantiscono il ritorno occupazionale di almeno 250 unità ROMA. Gli strepiti del centrosinistra erano inevitabili. Ma si tratta di mera propaganda. Anche un po' bugiarda. Perché nella Finanziaria licenziata alla Camera non è prevista nessuna svendita delle spiagge. Ma solo un sostegno al turismo di qualità che potrebbe, invece, evitare gli scempi dei flussi di massa. Di che cosa si tratta? Nel testo varato a Montecitorio è stata inserita una norma che autorizza la realizzazione di insediamenti turistici di qualità di interesse nazionale anche tramite concessione di beni demaniali marittimi. Nella definizione di beni demaniali marittimi sono comprese anche le spiagge. I promotori dei progetti turistici dovranno avere il via libera dalla Regione e avranno la possibilità di godere di procedure semplificate. Allo Stato il vantaggio in termini di cassa sarebbe consistente per gli introiti derivanti dai canoni sulle concessioni demaniali. La misura del canone verrebbe divisa in questa maniera: 20 per cento alla Regione, 20 per cento ai Comuni, 60 per cento allo Stato. La finalità del progetto è lo «sviluppo del turismo di qualità». Ma gli insediamenti turistici - prevede la norma - mettendosi al riparo dalle proteste immancabili dei verdi duri e puri - dovranno essere caratterizzati «da compatibilità ambientale, dalla capacità di tutela e di valorizzazione culturale del tessuto circostante e dei beni presenti sul territorio, dall'elevato livello dei servizi erogati e dalla idoneità ad attrarre flussi turistici anche internazionali». Quindi, non una svendita come urla indignata la sinistra, «ma una operazione normalissima».come sottolinea il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Non solo, gli insediamenti turistici devono assicurare un ampliamento della base occupazionale mediante l'assunzione di un numero di addetti non inferiore a 250 unità. Le proposte vengono valutate dalla Regione coinvolta che ha sessanta giorni per giudicare quelle di interesse nazionale. La Regione poi trasmetterà ai Comuni, ai ministeri e agli altri enti la documentazione per esprimere a loro volta la propria valutazione.