ROMA Un manipolo di funzionali della sovrintendenza archeologica di Roma combatte ogni giorno una dura battaglia per difendere il Colosseo dall'assalto del maltempo. Per arginare le infiltrazioni causate dalle piogge vengono stesi teli di plastica e "inventati" canali di deflusso. Non solo: la sparizione delle figure intermedie dall'organico della sovrintendenza, per il tàglio di personale, costringe i funzionali a occuparsi di manutenzione e sicurezza dell'Anfiteatro. All'università di Tor Vergata si studia l'applicazione della risonanza atomica ai monumenti per mon iterare e proteggere i beni culturali. E'UN colosso fragile. E ha bisogno di cure giornaliere, ancor più ora che la pioggia -un tempo fu il fuoco - è diventata il suo nemico numero uno. Cantiere a cielo aperto esposto da secoli all'acqua, al vento, al gelo, il Colosseo si difende. O meglio, lo difendono. E' un manipolo di funzionali della Soprintendenza archeologica tra i 40 e i 50 anni, a occuparsi ogni giorno dell'Anfiteatro Flavio. A fare molto più di quel che devono, compreso il giro completo del monumento, specie dopo le notti di pioggia. «Il fenomeno delle grandi piogge - fa impressione sentir parlare così, Rossel-la Rea, della Soprintendenza -ci ha costretti circa 20 giorni fa a stendere dei teli al quarto piano, a chiudere scale e bocche di luce». E' la prima volta che il Colosseo viene impacchettato in alcuni punti, con una sorta di incerata trasparente, mentre l'acqua viene convogliata ogni giorno nei canaletti originali. Tutto questo avviene lassù nella galleria, ovvero nei locali chiusi al pubblica dove veniva convogliata la plebe. E che dovrebbero ospitare il Museo del Colosseo, ma chissà quando. E' più di un'idea, un po' meno di un progetto. Quando si realizzerà troppa acqua sarà scesa ancora. E' un Colosseo ancora da scoprire, «vede ci sono scritte spontanee sui muri, alcune del '700-800, altre di epoca romana. Ce ne siamo accorti dopo anni, dobbiamo ancora decifrarle». Intanto, però, le volte sono come spugne, i capperi crescono sui muri, le infiltrazioni avanzano, «sono dappertutto, perché il monumento non è una struttura moderna». Le conoscono tutte Rossella Rea e l'architetto Piero Meogrossi. «Non esistono più figure intermedie, l'ultimo assistente cantiere è andato in pensione dieci anni fa, e tutti i controlli li facciamo noi, dalla manutenzione al decoro, dalla pulizia alla sicurezza. Questo "canale di raccolta" ce lo siamo inventati ieri sul posto, perché qui era un lago, proprio dove entrano i visitatori». Aumenta la pioggia, scarseggiano fondi e personale. Eppure il Colosseo è il simbolo di Roma, il monumento che fa l'en plein di visitatori, e vien da chiedersi se lo stesso trattamento sia riservato negli altri paesi a luoghi unici come il nostro Anfiteatro dal punto di vista storico-architettonico. «Dobbiamo prevenire tutto - ancora la dottoressa Rea - e dove non arriviamo si chiude il settore. Se nell'antichità era il'fuoco il nemico dei monumenti, ora è l'acqua: ha creato problemi anche all'area della mostra e può dar fastidio agli impianti elettrici. Ogni mattina c'è qualcosa di nuovo a cui far fronte, noi siamo un po' i custodi del monumento». A loro spetta la decisione di far chi udere una scala o strappare quei cespugli di capperi, far transennare una zona perché quei mattoncini non fanno stare tranquilli, accorgersi anche di un chiodo che sporge. Devono avere mille occhi, ne hanno solo quattro. «Il Colosseo è un grande cantiere - interviene il direttore del monumento. Irene Iacopi -, lo è sempre stato e speriamo che via via lo sia sempre di più. Attualmente stiamo lavorando alle volte, per proteggerle dai danni che provoca la pioggia. A gennaio cominciamo a stendere uno strato di protezione per impermeabilizzare la galleria, una sorta di sottofondo di preparazione per una futura pavimentazione finale, un'operazione ancor più sofisticata si farà sopra, all'attico, dove non c'è alcuna copertura». Anche la pavimentazione esterna verrà rimodellata, tornerà alla luce l'antico basolato, creando una pendenza oltre l'Arco di Costan-tìno, verso San Gregorio. «per evitare che i monumenti siano coinvolti nel fiume d'acqua». Perché, ripete Meogrossi, Roma antica è una valle, e dentro questa valle si possono capire monumenti e borghi. «Certo, oggi la priorità è riservata ai piani alti - spiega l'architetto -, al secondo, terzo e quarto dove è tutto una "spugna". Di fronte a queste piogge eccezionali devono essere recuperati al più presto dopo anni di abbandono». Le piogge eccezionali, il cambiamento climatico hanno provocato già altri danni nella capitale. 11 crollo di un muro al Palatino, la chiusura della Domus Aurea a causa delle infiltrazioni. «L'acqua si fa'strada nei monumenti e gela all'interno. Quando arriverà il caldo, e le strutture cominceranno a muoversi, potremo valutare veramente l'entità del danno anche qui, al Colosseo». E saranno sempre loro, in prima linea, i funzionari della Soprintendenza. A rilanciare l'Sos lanciato dal soprintendente archeologico Angelo Bottini, che commentando la scarsità di finanziamenti ha provocatoriamente detto «posso solo scegliere cosa far crollare». Chiedono soldi e personale: «Rilevatori, geometri, assistenti, operai. Siamo l'ultima generazione della Soprintendenza, i più giovani hanno tra i 50 e i 60 anni. Dopo di noi, c'è il nulla. E questo non ci fa stare tranquilli, tra qualche anno non avremo più la forza di spiegare ai giovani tutto quel che c'è da sapere». Perché il Colosseo visto dall'interno non sembra così forte, invincibile, come appare quando svetta all'orizzonte. Ha i suoi acciacchi, i suoi rattoppi, anche se i turisti vi si aggirano senza sosta e incantati. Avrebbe bisogno pure lui dei sanpietrini (così si chiama l'esercito di uomini che si occupa della Basilica di San Pietro), invece resiste solo grazie alla passione e all'impegno di eh i ogni giorno controlla mattonarli, scale, cespugli spontanei invece di occuparsi di realizzare i sogni che ha ancora nel cassetto. «Abbiamo tanti progetti di riapertura degli spazi - conclude Rossella Rea -. Uno in parte è finanziato: l'anno prossimo apre il settore sud est, al piano terra, dove c'era uno dei palchi imperiali. E' chiuso da sempre per mancanza di manutenzione e sicurezza, non c'è il pavimento, c'è ancora la terra».