Tagli alla cultura, il presidente bacchetta il ministro: «Ci ha messo impegno, lasci prima dell'approvazione della Finanziaria» Il governatore attacca Roma: «Per la Domus Aurea i soldi si sono trovati in 48 ore» VENEZIA L'affondo arriva ventiquattro ore dopo che il ministro, preso atto dei tagli alla cultura, ammette la delusione ma decide di restare al suo posto: «Io nelle vesti del mio amico Rocco Buttiglione mi dimetterei. Anche se gli riconosco di essersi speso nel modo giusto contro i tagli, con costanza e impegno». Giancarlo Galan dimostra di non aver digerito i tagli alla cultura previsti dal maxi-emendamento blindato approvato dalla Camera. Il governatore forzista, che di suo pugno aveva scritto al premier Berlusconi per chiedergli di «risparmiare» gli enti lirici e la Biennale, non ci sta a vedere i «gioielli» della cultura veneta colpiti dai conti di Roma. E così lancia il suo monito a Buttiglione: «Ci sono cose che non capisco avverte il presidente e faccio due esempi soltanto: vedo che per fortuna, essendosi creato un forte allarme anche a livello nazionale, per le condizioni di un celeberrimo sito archeologico che si chiama Domus Aurea i soldi (4 milioni di euro, ndr) si sono trovati in 48 ore, proprio nella Finanziaria. Se a questo metto vicina la notizia che Milano e Roma sono pronte a spendere molto per la cultura e non mi si venga a dire con fondi privati perché non è affatto così, o i tagli sono troppo pochi, o se no non capisco. E anche per queste contraddizioni meglio che Buttiglione si dimetta subito, dal momento che la Finanziaria deve essere ancora approvata e deve fare ancora i passaggi che richiede la Costituzione». Ma non è un «hara-kiri» per l'obiettivo mancato, quello che Galan chiede al ministro dell'Udc, quanto piuttosto un atto di protesta contro le decisioni del suo stesso governo: «Che si dimetta velocemente proprio per protesta continua Galan non come fallimento. E per il sostegno che molti hanno dato a Buttiglione: come me». Un sostegno che ora si sposta alle fondazioni stesse, costrette a tagliare a bilancio praticamente chiuso: la Biennale sta ancora facendo i conti, la Fenice dovrà tagliare oltre 3 milioni di euro. «Manterremo i nostri impegni per Fenice e Arena grazie alla convenzione tra le due fondazioni. dice Galan anzi, andremo avanti anche con altri enti locali, per esempio a Verona per Castelvecchio, e a Venezia, col nostro sostegno alla Biennale, per il teatro in occasione del Carnevale e del cen-tenario di Gozzi e per il nuovo palazzo del Cinema. Non arretriamo di nulla». La cultura, però, non è l'unico capitolo della Finanziaria per cui il governatore è rimasto deluso: a nulla è valsa la lettera bipartisan che Galan aveva sottoscritto insieme a Massimo Cacciari per il rifinanziamento della legge speciale. Ma su quello il presidente non ci sente e butta lì una frase sibillina: «Stiamo a vedere se la vicenda che riguarda il rifinanziamento della legge speciale è davvero conclusa con la Finanziaria. Vedremo nei prossimi giorni». Come dire che forse qualcosa potrebbe arrivare per rimpolpare le casse tristi della 798. Ma a Ca' Farsetti e dintorni nessuno ci crede.