Rinasce il vino dell'antica Pompei, prodotto con gli stessi tipi d'uva utilizzati dai romani prima dell'eruzione del Vesuvio. Si chiama 'Villa dei Misteri', ed e' stato presentato oggi al termine del progetto del laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza archeologica che, alcuni anni fa, avvio' la coltivazione di viti nei terreni utilizzati dagli antenati pompeiani. Il vino e' rosso rubino, prodotto in sole 1721 bottiglie. Sull'etichetta campeggiano gli affreschi della famosa domus pompeiana da cui trae il nome. Il primo lotto di sei esemplari, frutto della collaborazione tra la Soprintendenza di Pompei e l'azienda vinicola Mastroberardino, e' stato inviato in regalo al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Dalla bottiglia n. 7 il prodotto sara' messo all'asta nel corso di una serata di gala, il 29 aprile, nella sede dei sommelier italiani, l'hotel Hilton Cavalieri di Roma. In seguito la vendita proseguira' su internet. Parte del ricavato sara' utilizzato per il restauro della cella vinaria del Foro Boario, adiacente alle viticolture dove il laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza ha ricreato le condizioni di coltivazione di duemila anni fa: elevata densita' di impianti, filari ravvicinati sorretti da paletti legno di castagno esattamente piantati sulle impronte dei vigneti di allora, individuate per mezzo di calchi. Il progetto, nato nel 1996 e' giunto cosi' alla sua tappa finale: dalla prima autentica vendemmia, quella del 2001, e' nato il 'Villa dei Misteri', degustato per la prima volta stamane nel corso della presentazione ufficiale della bottiglia nei vigneti pompeiani. La composizione e' per il 90 di vitigno Piedirosso, per il 10 di "sciascinoso" o Olivella, le stesse specie d'uva utilizzate dagli antichi sui medesimi terreni. Dalla scheda del vino, che incuriosisce gli appassionati di tutto il mondo, si legge che le caratteristiche del suolo sono naturalmente "vulcaniche" e che l'affinamento in legno e' stato di 12 mesi in barriques, una delle poche concessioni alla filologia dell'operazione: i romani usavano invece dei doli in terracotta, come i dieci interrati che si trovano nell'antica cella vinaria. Il grado alcolico del prodotto e' di 13,5, il profumo descritto come "complesso, ampio, intenso, persistente, con note speziate". Secondo i primi enologi che l'hanno assaggiato si tratta di un vino "ancora giovane, ma con buone potenzialita"'. Il sapore e' "avvolgente, equilibrato, di notevole tessitura e spessore", la temperatura di consumo suggerita di 18 gradi. "Il ripristino della viticoltura nell'antica Pompei vuole essere il tentativo di coniugare studio, conservazione e valorizzazione di un sito archeologico con corrette esigenze imprenditoriali", ha spiegato il soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo. I vigneti di Pompei sono cinque, detti dell'Oste Eusino per una superfice complessiva di circa un ettaro. Il laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza, istituito anche con fondi del Cnr, attivo dal 1995 e' diretto dalla biologa Anna Maria Ciarallo e vi collaborano studiosi di tutto il mondo.