Circa 600 operatori del settore si sono incontrati alla due giorni di lavori organizzata dal Sole-24 Ore a Piazza Affari Il rallentamento del residenziale è fisiologico e non penalizza gli investimenti degli istituzionali Case, case, case. Un po' a sorpresa, è stato il settore residenziale il leit motiv della maratona di due giorni che si è svolta a Piazza Affari a Milano in occasione dell'Annual Real Estate Summit del Sole-24 Ore. Le società immobiliari quotate in Borsa, i grandi investitori internazionali e i nostrani fondi immobiliari si sono infatti trovati d'accordo nell'individuare nel residenziale il futuro possibile filone di sviluppo del real estate made in Italy. Finora ampiamente "snobbato" dagli addetti ai lavori - che si sono tenuti alla larga da un comparto definito immaturo dal punto di vista del contesto legislativo e insoddisfacente in termini di trasparenza e rendimenti - il mercato della casa inizia invece a conquistare le simpatie degli operatori. Di strada da fare ce n'è ancora molta e prima di passare dalle parole ai fatti occorrono modifiche normative che consentano agli investitori di trarre rendimenti del 4-5 da un comparto che, invece, attualmente non ne garantisce nemmeno la metà (il nodo dell'Iva per gli investitori istituzionali è in pole position); tuttavia, quasi esaurito lo spazio di manovra sul fronte degli immobili a uso uffici, potrebbero in futuro essere le case a tenere banco, come già sta accadendo all'estero. D'altra parte i numeri parlano chiaro. Il residenziale pesa per circa l'80 sul totale del mercato immobiliare italiano ed escluderlo a priori significherebbe, per gli operatori del settore, auto-isolarsi da una gran fetta di business (si vedano anche gli interventi pubblicati in queste pagine). La focalizzazione sul residenziale è poi particolarmente importante alla luce dei forti rincari registrati negli ultimi sette anni, che hanno reso quantomai difficile l'accesso alla casa per un vasto numero di famiglie. Il problema abitativo nei suoi risvolti sociali non può più essere ignorato dagli immobiliaristi italiani e, con le opportune misure, si potrebbe trasformare una criticità in un'opportunità di business e investimento. Non solo i capitani delle società quotate - riuniti in dibattito nella tavola rotonda della prima giornata - ma anche i gestori dei fondi immobiliari si sono detti molto interessati a studiare forme di investimento ad hoc nel comparto residenziale. L'altro grande tema emerso è poi quello degli immobili pubblici: un grande bacino da cui attingere, a condizione che si risolvano non secondari problemi di trasparenza e competitività. Secondo Massimo Ponzellini , a.d. di Patrimonio dello Stato Spa , ci sarebbero ancora 20 miliardi di euro di immobili pubblici da immettere sul mercato, considerando solo i 30 miliardi che fanno capo allo Stato (sono esclusi i beni culturali). Molto più consistente, poi, il patrimonio di proprietà degli enti locali: circa 120 miliardi, di cui 93 dei Comuni, finora gestiti a rendimenti irrisori se non negativi. Insomma, un altro grande paniere su cui i protagonisti del real estate - anche gli stranieri - hanno davvero puntato gli occhi. Tra gli altri temi di approfondimento e di sviluppo futuro ci sono poi quelli delle cartolarizzazioni immobiliari, dei non performing loans e dell'introduzione anche in Italia dei covered bond immobiliari, che aprirebbero la strada a un importante mercato. Un intero pomeriggio è poi stato dedicato all'approfondimento delle riqualificazioni urbane e degli sviluppi immobiliari che stanno finalmente rimettendo in moto l'Italia, non senza - però - il residuo di alcune criticità che ancora rallentano le tempistiche e limano i rendimenti.