Il giudice ha ordinato il sequestro di un monumento considerato patrimonio dell'archeologia mondiale. Contestualmente la soprintendente archeologica di Napoli e Caserta, Maria Luisa Nava, viene indagata. Un polverone, cancerogeno secondo alcuni, che però potrebbe svanire nel nulla come una bolla di sapone. O almeno di questo è convinto il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania, Stefano De Caro. «Aspettiamo, vediamo prima cosa prescrive la normativa. Intanto noi abbiamo provveduto a isolare l'area in questione. Un intervento avvenuto quasi in contemporanea con il sequestro ordinato dal gip a conclusione delle indagini dei carabinieri. Anche da parte nostra, infatti, era stato comunicato il provvedimento da adottare». Un provvedimento giunto con un po' di ritardo, se solo si vuol pensare che la normativa è cambiata nel 2002 e l'interrogazione dei consiglieri comunali e il sopralluogo della commissione consiliare sull'ambiente c'è stata all'inizio dell'estate. Il sindaco Iodice, poi, avrebbe trasmesso gli atti alla Soprintendenza di lì a poco mentre si continuava a consentire ai visitatori di accedere ad un'area potenzialmente pericolosa. «Ogni qual volta c'è stato un pubblico più numeroso del consueto - ha spiegato l'ex soprintendente De Caro - l'arena è stata isolata con una copertura. Fino a oggi, invece, l'isolamento non è stato programmato in maniera continua perché l'argomento non è ancora del tutto pacifico». In che senso? «Nel senso che spetterà ai tecnici stabilire se il problema (dell'utilizzo delle traversine trattate con il cancerogeno creosoto, ndr) va approfondito. L'amministrazione dei Beni culturali vaglierà con l'Avvocatura di Stato, dopo di che faremo presenti le nostre osservazioni». E non sarà la Soprintendenza il contraddittore della Procura, bensì direttamente il ministero dei Beni Culturali». De Caro lascia intravedere che l'allarme possa rientrare. «Ma ripeto: saranno i tecnici a stabilirlo. In questo momento, comunque, lo stesso materiale viene usato per fare i parapendii alle Olimpiadi di Torino 2006». All'epoca dell'installazione delle traversine il Soprintendente era proprio Stefano De Caro. «Ma ho smesso di esserlo - spiega - prima della pubblicazione del Decreto della ministero della Salute e quindi non sono io parte in causa. Però voglio ricordare che quando ho fatto quella scelta era legittima e opportuna sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista economico. Le leggi cambiano, si scoprono nuove cose e ci si adegua. La commissione ambiente del Comune si occupa esplicitamente di questi argomenti e quindi segue l'evoluzione della normativa. Noi sulla Gazzetta Ufficiale andiamo a guardare i provvedimenti che interessano i Beni Culturali piuttosto che la pesca, l'ambiente o tutto il resto. È importante, comunque, chiarire un aspetto: non è che siamo inquinatori per professione. L'intervento era stato fatto nell'interesse di un monumento. La buona fede ci sarà riconosciuta». E intanto, questa mattina, vertice in Procura a Santa Maria Capua Vetere per valutare gli ulteriori adempimenti da adottare dopo il sequestro dell'arena e dell'ipogeo dell'anfiteatro. Qui sopra e in alto, l'Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere