Dopo l'allarme del responsabile dei beni archeologici e la proposta del sindaco di creare una task force parla il soprintendente La Rocca: «Parte il consolidamento del Celio, bisogna intervenire su Acquedotti e Sette Sale» «Se Atene piange, Sparta non ride». E se Atene è Angelo Bottini, Sparta è Eugenio La Rocca. Così il soprintendente del Comune si unisce all'allarme lanciato dal responsabile dei beni archeologici romani, («posso solo scegliere cosa far crollare»), commentando la scarsità di risorse. Sos che raccoglie il sindaco, Walter Veltroni: «Dopo le parole del soprintendente archeologico di Roma sulla situazione in cui versa l'area archeologica è necessario istituire subito una task force con Soprintendenza, Ministero dei Beni culturali, Comune e sponsor privati per difendere e valorizzare quello che è un patrimonio dell'umanità». Un tavolo che metta insieme tutte le risorse e coinvolga anche gli sponsor, questa la proposta del sindaco. «Perché le opere di Roma appartengono all'umanità e contano molto di più dei decoder digitali. Davanti a questo allarme non possiamo stare senza fare nulla, bisogna accendere tutti i riflettori, istituire una task force per proporre non solo il mantenimento di questo patrimonio ma per garantirne la fruibilità futura». Manutenzione e controllo costante anche dopo i restauri. Di questo hanno bisogno le aree archeologiche esposte ai danni del tempo e soprattutto al cambiamento climatico in atto. «La continua pioggia torrenziale non è un problema di poco conto - spiega il professor La Rocca - perché crea velocemente nuove emergenze da affrontare. E purtroppo la situazione presentata pure dal ministro Buttiglione, vale anche per i monumenti comunali. La carenza di finanziamenti, i tagli al bilancio previsti in Finanziaria ricadono sul Comune, il quale deve gestire un patrimonio non di poco conto». Mura Aureliane, Celio, Colle Oppio, Terme di Traiano, una parte degli Acquedotti. «Le emergenze? L'altro tratto delle mura, il Celio e le Sette Sale. Oltre al monitoraggio degli acquedotti nella campagna romana. Su Colle Oppio stiamo già intervenendo, è la zona che ha presentato maggiori problemi di cedimento, in presenza di strutture di costruzione». Celio. Il pericolo-smottamento è forte. «Tant'è che presto cominciano i lavori di consolidamento e rafforzamento grazie a un piccolo finanziamento comunale, un milione di euro proprio per sanare il sanabile ovvero per evitare che le pareti cadano. Si tratta di grandi costruzioni che si affacciano davanti all'ospedale militare». Nell'antichità lassù sorgeva il Claudium, grande tempio in onore del dio Claudio. «Si narra - ancora il soprintendente - che Agrippina avesse avvelenato il marito per permettere al figlio Leone di salire al trono. E che in memoria di Claudio, Nerone e la stessa Agrippina abbiano eretto un tempio monumentale, circondato da terrazzamenti di grande livello, veri e propri ninfei». Mura Aureliane. Vanno avanti i restauri di alcuni settori grazie a un finanziamento di 10 milioni di euro. Sono quelli nei pressi della Cristoforo Colombo e di Porta Pinciana. «Una parte del lavori sono finiti al Bastione Sangallo, mentre stanno per essere ultimati - tempo due mesi e il cantiere è chiuso - quelli nel settore dove è crollato il muro nel 2001, in via di Porta Ardeatina. Speriamo di cominciare presto la manutenzione di un altro settore di mura, quello di fianco a Porta Metronia; è in corso una gara d'appalto per Porta Pinciana». Rupe Tarpea. Terminato il consolidamento della zona sottostante la terrazza Caffarelli, continuano i rilievi delle grotte interne, «una gruviera su cui andremo ad agire con molta cautela». Intanto, dato che siamo in presenza di un materiale, il tufo, molto fragile, «interverremo nell'altro tratto di parete tufacea, quella che va verso via della Consolazione. Deve andare a gara l'appalto». Acquedotti. In alcune parti di competenza della soprintendenza comunale, in altre sotto quella archeologica, decentrati e sperduti nelle campagne romane, sono in realtà «la cenerentola dei finanziamenti - interviene Rossella Rea, della soprintendenza archeologica - Ci sono tratti che hanno bisogno di interventi consistenti, per i quali servono tanti e tanti soldi. Sono a ridosso dell'abitato, diventano difficili anche i sopralluoghi. Negli ultimi dieci anni non abbiamo più potuto fare controlli». «Per gli Acquedotti esistono problemi complessi - conferma anche La Rocca - anche se dei lavori di restauro li abbiamo effettuati lo stesso. Ma c'è molto altro da fare e il denaro non è mai sufficiente per questa massa imponente di beni archeologici della città».