Infiltrati speciali quelli che, alla fine del'400, portarono quasi casualmente alla riscoperta della Domus Aurea. Artisti, cultori di antichità che, calandosi per pochi metri e innumerevoli secoli - attraverso buchi e cunicoli ancora oggi visibili - sulla superficie di terra che aveva riempito quasi interamente le ricche sale, poterono copiare le sorprendenti e ancora leggibili pitture che ornavano le volte. "Grotte" delle meraviglie, tra fiere e mostri, ninfe e animali marini, meduse, armi e foglie realizzati a fresco. E l'Antichità divenne "moda". Trasferendo nelle sale e logge di aristocratici e cardinali romani quei motivi ornamentali che presero il nome di "grottesche" non già dall'aspetto bizzarro e immaginifico quanto dal luogo di ritrovamento. Le ambizioni del controverso Nerone sopravvissero filtrate dall'Arte. Passando il testimone a Raffaello, Pinturicchio, Giovanni da Udine ed altri celebri artisti del Rinascimento. Una rinascita, dunque, a dispetto della "morte ufficiale" della Domus Aurea ad opera degli Imperatori Flavi che, durante la cosiddetta Damnatio Memoriae, fecero seppellire la dimora - dopo averne, tuttavia, trafugato arredi, marmi, statue ed elementi architettonici- per costruire il soprastante complesso delle Terme di Traiano. Eppure, proprio quei buchi nelle volte viaggi in terra e pietra a ritroso nel tempo- segnarono l'inizio del deperimento delle pitture, conservatesi in un delicato equilibrio ambientale compromesso dall'esposizione a luce, freddo e sbalzi di temperatura. Nonostante le sperimentazioni eseguite dall'Istituto Centrale per il Restauro e dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il 1983 e il 1986, per acquisire precisi dati in funzione dei successivi interventi conservativi, circa l'80 per cento delle decorazioni rimane illeggibile. E l'apertura al pubblico di quella che è stata definita la "madre dei sotterranei romani" pare abbia causato, nel solo ventesimo secolo, un degrado superiore a quello dei precedenti diciannove. Ora l'inatteso annuncio da parte del ministro Rocco Buttiglione della chiusura della Domus Aurea per almeno due anni, a causa di problematiche di natura geologico-conservativa, infiltrazioni e rischi per l'incolumità dei visitatori. Così il palazzo del potere antico richiama attuali e urgenti dispute sulla politica italiana in materia di tutela dei beni culturali e artistici. D'altronde distruzione e danni siglarono sin dal principio il destino della labirintica reggia di Nerone, costruita, infatti, sulla zona maggiormente devastata dall'incendio del 64 d.C, tra i colli Oppius, Fagutal e le Carinae. Ottanta ettari di Gloria e Lusso, affidati agli architetti Severo e Celere, per una struttura complessa, articolata in due parti le cui differenze planimetriche hanno suscitato interrogativi tuttora irrisolti. Una parte occidentale, costituita da un grande cortile di pianta rettangolare, circondato da un portico di ordine ionico, lungo il quale si aprono sale come la Sala della volta delle civette o il Ninfeo di Ulisse e Polifemo- destinate forse alla residenza privata di Nerone; e una orientale, caratterizzata da una sala a pianta ottagonale e due grandi cortili poligonali che si aprono sui lati. Gli ambienti di questa ala, le cui decorazioni si ispirano, in parte, agli epici eroi della guerra di Troia, erano probabilmente riservati a banchetti, ricevimenti, svaghi e letture. Alcune monete coniate da Nerone tra il 64 e il 66 testimoniano, inoltre, l'esistenza di un piano superiore che Traiano fece radere al suolo prima di seppellire l'intera struttura. Suona beffardo il destino ipogeo di un palazzo dinanzi al cui vestibolo Nerone fece raffigurare se stesso sotto le spoglie del dio Sole, in una statua alta più di 35 metri, nota come Colosso bronzeo. Solari ambizioni, collezioni di capolavori razziati nell'intera Grecia, oro il cui inebriante scintillio venne testimoniato da Seneca- gemme e pietre preziose, per una struttura che .tra innovazioni e rimaneggiamenti- si ergeva a simbolo dell'età aurea che Nerone avrebbe voluto realizzare. Le stesse decorazioni articolate in spazi rettangolari per le volte a botte, quadrati per quelle a crociera e circolari per le cupole- che alternavano alle grottesche temi storici, mitologici, bucolici o religiosi, nell'ala orientale del palazzo vennero eseguite dal pittore romano Fabullo secondo un preciso programma che intendeva codificare la nuova concezione etica di Nerone. L'estetica elevata a perfezione dello spirito. Un labirinto, dunque, di sfarzo e potere. Un'avventura di dettagli e misteri che, dopo l'attesa e celebrata riapertura al pubblico del 26 giugno 1999, pare di nuovo destinata al silenzio sotterraneo del tempo e all'amara cura dell'isolamento. In attesa che Aurei Fondi le impediscano di sprofondare.