È stata accorpata alla struttura del Lazio. Parroncini: «Decisione penalizzante» «LA Sovrintendenza per i beni archeologici dell'Etruria meridionale, di fatto, non esiste più. È stata accorpata con la Sovrintendenza del Lazio. Un provvedimento, preso dal ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione, che giudichiamo in maniera del tutto negativa». Lo dichiara il capogruppo dei Ds in consiglio regionale Giuseppe Parroncini. «La Soprintendenza per i beni archeologici dell'Etruria Meridionale - spiega Parroncini - ha da sempre egregiamente tutelato e valorizzato un territorio ed un patrimonio archeologico fortemente connotato presenza dalla etrusca e che proprio per questo richiede una altissima specializzazione nel settore ed impone di concentrare le energie e le professionalità specifiche su un settore del tutto peculiare. Al contrario, la Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, nata nel 1968, si è occupata di territori caratterizzati dalla presenza di numerose popolazioni pre romane e in cui è molto forte la presenza di beni archeologici riferibili all'epoca romana con molti siti che sono fra i più importanti in Italia e persino di rilevanza mondiale, quale Villa Adriana. Il territorio è estesissimo, dall'alta Sabina ai confini con l'Umbria, ad est fino all'Abruzzo ed a sud fino al Garigliano. Nel mondo scientifico, proprio per questo era stato più volte chiesto che fosse a sua volta sdoppiata. Ora il ministro fa esattamente il contrario. Uno schiaffo alla Tuscia, un colpo alla nostra identità culturale, un colpo a un patrimonio di interesse mondiale, che mette in discussione anche lo sviluppo dell'Università, dove si trova l'unica facoltà di conservazione dei Beni culturali del Lazio». «In pieno accordo con l'assessore Rodano - continua Parroncini - la Regione chiederà al governo di tornare su questa decisione, che rappresenta la cartina di tornasole per capire quanto i beni culturali dei nostri territori stiano a cuore a questo governo. È l'ennesima prova, basta guardare ai tagli nella Finanziaria, alla mancanza di manutenzione di siti di valore mondiale, come la Domus Aurea e il Palatino, che della cultura e delle possibilità di sviluppo legate a questo settore, alla destra non interessa niente».