Eleni Vassilika: «Traslocare in un'altra sede? Non ci penso, anche se avremmo bisogno di più spazio» La nomina è arrivata a maggio, ma Eleni Vassilika, di origine greca e nazionalità inglese, ha preso in mano le redini della Fondazione del Museo Egizio di Torino avventandone la direttrice da pochi mesi. Un impegno non semplice quello di dirigere uno dei gioielli nazionali, passando attraverso quell'onda-anomala che sono le Olimpiadi invernali. Proprio lunedì prossimo con la firma da parte del ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione verrà ufficializzato il conferimento dei beni da parte dello Stato alla Fondazione per le Antichità Egizie di Torino, i cui soci fondatori sono il Ministero, la Regione, la Provincia, il Comune, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Crt. La Vassilika, dopo aver diretto per alcuni anni il Roemerun Pelizaeiis Museum di Hil-ùdesheim, si è trasferita sotto la Mole con tutta la famiglia. «Sono molto felice di essere qui - spiega - è una bella città, apprezzo molto la sua cultura, la musica e le persone». Da quanto tempo si è insediata? «Sono operativa dal primo ottobre, ma il conferimento vero e proprio avverrà con l'istituzione della fondazione». Cosa cambierà dopo la firma del 19? «Il museo acquisirà gli oggetti inventariati che sono circa 6.000, oltre ai muri e al personale. Ma i circa 28.000 oggetti che sono nei magazzini senza essere inventariati non verranno acquisiti con la firma, ma solo in un secondo momento. Questa sarà una delle priorità della nuova fondazione». Quindi per chi viene a visitare il museo che significato avrà questo passaggio? «Il nostro obiettivo è quello di cambiare la cultura del museo. Farlo diventare più aperto al pubblico. Ciò significa avvicinare il museo alle persone, renderlo più vivibile. Le necessità sono molte: ci mancano panche, sedie, spazi per accogliere le scolaresche... I testi presenti devono essere tradotti anche in inglese, così come servono pubblicazioni per i bambini, per gli adulti e per gli stranieri con informazioni accessibili, non accademiche. Dobbiamo poi essere pronti per le Olimpiadi. È una data fissa e rappresenta un incentivo per fare in fretta e bene». L'evento olimpico è ormai vicino. Cosa riuscirete a proporre al pubblico per allora? «Per l'occasione la sala dello statuario sarà scenografata da Dante Ferretti e verrà inaugurata il 2 febbraio. Permetterà di guardare le cose con un ottica diversa. Inoltre il mese scorso abbiamo rinnovato e ripulito le sale e le didascalie sono state fatte in due lingue». Si è parlato spesso dei possibili traslochi del museo. Lei cosa ne pensa? «I problemi dell'edificio sono molti, ma vogliamo restare nel centro della città, credo sia importante essere in un luogo strategico. La questione è che al momento non abbiamo molto spazio. Abbiamo bisogno di una sala conferenze, di spazi per i bambini, anche di una caffetteria e dei servizi. Tra due o tre anni saranno liberi gli spazi della Galleria Sabauda. Il problema però rimane e il dilemma è: che cosa facciamo da adesso fino ad allora? Dobbiamo risolvere la situazione. Io ho molte idee e il mio obiettivo è quello di non chiudere il museo, ma riuscire a fare i lavori gradualmente. Ci sono diverse posizioni, ma con l'aiuto del consiglio credo che potremmo riuscire a fare molto». Il fatto che diventate Fondazione porterà denaro? «Sì, ma i progetti devono essere concreti». Perché una persona dovrebbe venire al museo? «Perché questa cultura molto antica è di profondo interesse anche per la contemporaneità. Possiede una bellezza a livello estetico, ma è interessante anche a livello di radici storiche. Infatti, credo che siamo più vicini a un popolo quando possiamo osservare gli oggetti del passato e capirne la cultura. Ma la cosa appassionante è anche come gli oggetti sono stati costruiti, le loro decorazioni, come abbiano fatto a renderli così belli».