La Domus Aurea può contare, nel 2006, su quattro milioni di euro per gli interventi di prima emergenza. Lo stanziamento è contenuto nel maxi-emendamento alla Finanziaria sul quale la Camera ieri ha votato la fiducia. Sulla carta, le risorse sono ancora più consistenti, perché per gli interventi di restauro e la messa in sicurezza del patrimonio culturale si prevedono 4 milioni l'anno per 15 anni. Ma, vista la situazione, l'unica certezza sono i finanziamenti per il 2006. La manovra. Così come è certo che il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) non riuscirà a ritornare sui livelli tra l'altro, già oggetto di limatura dell'anno scorso. Il maxi-emendamento ha tagliato ulteriori 20 miliardi per il triennio 2006-2008: 8 per il prossimo anno e sei per il 2007 e il 2008. Fatto che ha innescato, da parte dell'opposizione e dell'Agis (l'associazione dello spettacolo), la richiesta di dimissioni del ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. Che ha risposto: «Non mi dimetto: la situazione rimane difficilissima, ma ci impegneremo a gestirla». Un parziale recupero, invece, è stato ottenuto sulle spese di gestione del ministero: il taglio previsto era di 48 milioni, che con il maxiemendamento è stato ridotto a 38. Insomma, si è cercato di trovare un punto di equilibrio, ma resta il problema della scarsità delle risorse: nell'ultimo decennio, ma soprattutto nei quattro anni passati, il budget a disposizione della cultura è stato praticamente dimezzato. E oggi mancano i fondi per l'ordinaria amministrazione. Certo, sottolineano al ministero, viste le dimensioni del patrimonio italiano l'intervento dello Stato, per quanto generoso, diffìcilmente potrà essere sufficiente, ma sotto una certa soglia non si può scendere. «Non posso neppure mandare in giro la gente a fare i controlli», ribadisce il ministro. E intanto diventa sempre più acuta la mancanza di personale, mentre resta da sistemare la situazione di numerosi precari. Anche se, sempre nel maxi-emendamento, sono stati inseriti contratti a termine di un anno per 95 Co.co.co. dei Beni culturali. Le altre risorse. Per Sergio Marchi, capogruppo di An in Campidoglio, «i soldi necessari per fronteggiare l'emergenza sono già a disposizione: si tratta dei fondi stanziati per Roma Capitale. Si potrebbero utilizzare parte dei 150 milioni del fondo oppure definanziare progetti a lungo termine, come ad esempio lo stadio del Nuoto a Tor Vergata, previsto per il 2009». Sta di fatto che la gestione dei beni culturali in Italia non può vivere nell'emergenza. «Una partnership con i privati può servire a perdere meno denaro», sostiene Buttiglione. Ma per Giulia Maria Crespi, presidente del Fai (il Fondo per l'ambiente italiano), «l'idea di far fruttare i beni per mantenerli è un miraggio dei politici italiani. Ma è un miraggio limitato e molto pericoloso». Poi aggiunge: «È molto triste che il ministero non abbia neppure i mezzi per mantenere un gioiello conosciuto in tutto il mondo come la Domus Aurea. Soprattutto ora che il turismo è un punto chiave per il nostro Paese». Quindi lancia un allarme: «Lo Stato dice: facciamo fruttare questi beni. Ma questo è possibile solo fino a un certo punto. Il problema della manutenzione non si può risolvere pensando di affidarli ai privati, perché questi, a parte alcune fondazioni, cercheranno di ricavarne il maggior guadagno possibile: e guadagnare il più possibile vuoi dire stravolgere il bene». La stessa esperienza del Fai insegna: alcune cose si possono fare, si può ottenere una rendita, ma non si arriverà quasi mai al pareggio. «Per questo conclude Giulia Maria Mozzoni Crespi ci vuole l'intervento dello Stato o dei mecenati, che andrebbero incentivati con agevolazioni fiscali. Mentre lo Stato, se i soldi non ci sono, deve fare delle scelte: meglio il Ponte di Messina o la conservazione dei nostri beni artistici?».