IL SOPRINTENDENTE Angelo Bottini dice «È l'astuzia della Storia», quando, folgorato dal lusso della Mostra allestita nelle sale e nel teatro di Palazzo Altemps, e non a caso intitolata «I colori del fasto - La Domus del Gianicolo e i suoi marmi», gli propongo la «riabilitazione » dell'allora Sindaco Francesco Rutelli: viste lemeraviglie dissepolte da quella che nel 1999 sembrò una decisione improvvida, e cioè lo scavo di un immenso parcheggio nel ventre del Gianicolo, per fronteggiare l'imminente ipertraffico del Giubileo... Il traffico, pare, non se n'è giovato granché, ma è straordinaria l'emozione che sgorga del circuito a cui ci guidano, in anteprima per la stampa, non solo il Soprintendentema tutto lo staff - largamente femminile - di Palazzo Altemps. Le parole non bastano, e nemmeno quelle degli studiosi che ci hanno brevemente erudito sull'evento, nella Sala del Galata di Palazzo Altemps, prima di incominciare il tour. E non bastano perché bisogna vedere-godere (non toccare, per carità, anche se la tentazione ci sarebbe).Godersi intanto le sfumature degli orientali alabastri «cotognini» (si chiamano così perché evocano il colore delle ormai dimenticate mele cotogne), che ai tempi di Traiano, poi forse di Agrippina Maggiore, poi forse di Caligola (ripassarsi tutta la Storia romana!) foderavano, come ci spiega la Direttrice del Museo, Matilde De Angelis d'Ossat, le pareti di un'immensa Aula Imperiale. Ammirare quindi la perfezione dei capitelli minuscoli con i delfinucci guizzanti, e sbalordire davanti alle lastre del marmo «rosso antico» che inscatolavano, costituendo un unicum nel panorama finora noto dell'architettura del tempo, i capitelli maggiori della suppostaAula Insomma questo patrimonio archeologico emerso dal Gianicolo (ma siamo ancora all'inizio delle scoperte) ci è stato in qualche modo "regalato" dalle ruspe rutelliane, e dall'allarme tempestivo lanciato all'epoca da Adriano La Regina. (Che il successore, Angelo Bottini, nonmanca di ringraziare). Per cui non è stato distrutto o disperso nemmeno un centimetro del tesoro via via ritrovato, mi garantisce la giovane archeologa Carla Socrate: che ha avuto l'emozione di scoprire quella fogna col sigillo dell'imperatore Traiano, da cui,mi dice, è venuta la prima prova provata dell'insediamento imperiale. E di fronte allo sfoggio delle lesene di marmi preziosi, alle pitture vivaci di uccellini e fiori, e, finalmente, alla nicchia dove si celebra l'amorosa visione della piccolaAfrodite Charis, come non ammirare l'onestà adamantina di chi, guadagnando, tra l'altro, assai sobri stipendi, scava meraviglie e ce le restituisce tutte, lungamente e faticosamente restaurate, senza tenere per sé neanche una briciola? La giovane Carla sta al mio gioco replicando «I marmi pesano troppo » - ma anche la Direttrice del Museo sorride quando le chiedo come resistere al fascino di Afrodite Charis.Che proprio lei ha illustrato al catalogo, descrivendone, quasi con femminile complicità, «il lungo chitone trasparente che aderisce al corpo mettendo in risalto anche l'ombelico la piccola testa eseguita con grande perizia, l'ovale del volto in cui spiccano gli occhi dal taglio allungato, la bocca dischiusa». «Da una di queste statuette d'epoca ellenistica - mi dice Matilde De Angelis D'Ossat - Antonio Canova trasse probabilmente ispirazione per ritrarre Paolina Bonaparte ». Una Mostra, dunque, tutta da vedere (dura fino al 18 aprile 2006), e l'invito è esplicito, da parte del Soprintendente Angelo Bottini: «Così, con i vostri biglietti d'ingresso si autofinanzia, nel modo più semplice e diretto, l'immenso patrimonio di bellezza e di arte che Roma continua a far sgorgare dalle sue viscere». E per chiudere la questione Domus Aurea - «Prometto che non ne parlerò più per almeno tre mesi» - il Soprintendente comunica «di avere appreso dalle agenzie che il Ministro onorevole Rocco Buttiglione ha già trovato delle risorse per i lavori necessari». Si tratta di quattro milioni di euro.