Il ministero vuole salvare le Vele e con quegli edifici ogni altra costruzione dell'ultimo mezzo secolo che rivesta interesse per la storia dell'architettura. Gli abitanti di Scampia insorgono. Ieri al Pan è stato presentato lo studio 'Architetture dal '45 a oggi a Napoli e in provincia' curato da due storici dell'architettura, Pasquale Belfiore e Benedetto Gravagnuolo: una banca dati che consentirà di tutelare meglio architetture che non rientrano nella legge 1089 né sono sottoposte a vincoli, pur essendo nate con titolati pedigrée progettistici. Ma il piano teorico è inciampato nei limiti della realtà. La parola 'tutela' non poteva non allarmare chi, vivendo in zona, ha portato avanti per decenni lotte per la vivibilità. «Il timore - dice Vittorio Passeggio, al suo attivo storiche manifestazioni e trattative con le istituzioni per migliorare le condizioni di Scampia - è che ritorni il partito trasversale delle Vele da salvare a dieci anni dalle decisioni del Consiglio comunale che, ai tempi della prima giunta Bassolino, approvava le delibere per l'abbattimento e la ricostruzione di nuovi edifici al posto delle Vele. Ora il dibattito si riaccende. Non è bastato dunque neppure il parere positivo che fu espresso all'epoca dalla facoltà di Architettura di Napoli retta da Uberto Siola? Non si capisce cosa ci sia da salvare». La replica degli studiosi è sul netto distinguo da fare tra proposizioni teoriche e situazione abitativa. Il censimento della Darc di Roma, il Dipartimento architettura e arte contemporanea, ha riguardato indistintamente stazioni e lidi balneari, ville private e uffici pubblici, purché fossero di interesse progettistico rilevante. «Lo studio Gregotti, che fu chiamato a costosa consulenza per la Vela H (che poi fu abbattuta) - prosegue Passeggio - fece capire che non sarebbe valsa la pena di recuperare edifici che necessitavano di continua manutenzione e assaliti dal degrado». In realtà però lo stesso Gregotti progettò una sede da costruire ex novo per la protezione civile nella stessa area delle Vele. Sorge dunque il conflitto: mantenere in vita l"opera' del progettista Di Salvo, o anteporre il dramma della situazione abitativa napoletana, quindi inserire il problema tutela nell'ambito di considerazioni 'politiche'? Una soluzione viene già suggerita da Passeggio e dagli abitanti di Scampia: «Salviamo una sola Vela, ma per farle ricordare ai posteri come monumenti all'inefficienza». Ieri sera al dibattito è intervenuto anche l'architetto Antonio Memoli, a nome del Comitato delle Vele: «Conveniamo sul valore architettonico degli edifici, ma denunciamo anche il degrado tecnologico e abitativo, solo in parte addebitabile al progettista». Belfiore: «Siamo d'accordo, salviamo una Vela come testimonianza di un importante progetto di architettura e urbanistica. Sono invece da criticare gli edifici che si stanno realizzando al loro posto, non all'altezza del progetto iniziale». Gravagnuolo: «Proponiamo un cambio di destinazione d'uso e una riqualificazione del quartiere, pur lasciando intatto l'omaggio alle architetture di qualità di Franz Di Salvo».