Il violinista Salvatore Accardo è accorato e indignato quando spiega: «In Italia c'è una mappa esorbitante di conservatori: circa 150. Se ogni conservatorio ha due classi di violino, e in ognuna studia una decina di allievi, vuoi dire che l'Italia disporrà tra breve di altri 3000 violinisti diplomati. Ma ci sono anche conservatori con sette o otto classi di violino. Che futuro attende questi giovani? Come possono trovare lavoro in un paese senza orchestre? In Germania ogni città, grande o piccola, come Duisburg o Dortmund, ha varie orchestre. A Norimberga ce ne sono addirittura tre. In Italia c'erano quattro orchestre Rai e ne è rimasta una, quella di Torino, che pure ha qualche problema. Per non parlare della scarsezza di orchestre al sud». Non solo: lo Stato infierisce sulla musica con continui tagli alle sovvenzioni, e la magra fetta di finanziamenti è elargita in modo del tutto discrezionale: «La realtà italiana», sostiene Accardo, «dimostra che non c'è alcun rapporto tra la quantità dei concerti delle orchestre e il denaro pubblico che dovrebbe sostenerle». Di tutto ciò il violinista, impegnato da sempre sul fronte della rivendicazione dei diritti della musica, parlerà stasera alle 21, nell'ambito di un dibattito su II futuro della musica e ì dilemmi dello Stato erogatore, introdotto da Francesco Micheli, presidente del Conservatorio Verdi di Milano, che ospita in questi giorni il convegno Musicisti domani - La riforma dei conservatorì dalla sperimentazione all'ordinamento, dedicato ai temi problematici della formazione musicale in Italia. All'intervento di Accardo seguiranno quelli del deputato della Margherita Andrea Colasio (Commissione Cultura della Camera), del sovrintendente e direttore artistico della Scala Stéphane Lissner, del musicologo Enzo Restagno, del direttore del Conservatorio milanese Leonardo Taschera e dell'assessore alla cultura di Milano Stefano Zecchi. Maestro Accardo: se avesse la chiave d'accesso alla riforma della musica in Italia, come procederebbe? «Partirei da una revisione radicale dell'assetto formativo. Da noi ci sono troppi conservatori a fronte di limitati sbocchi professionali. In più si assiste a una fioritura di ottimi musicisti, grazie alla maggiore qualità dei docenti. Prima si accedeva all'insegnamento per punteggio, e non c'era abbastanza selezione. Da quando ci sono i concorsi il livello degli insegnanti è cresciuto, e di ragazzi bravi ce ne sono molti. Il tragico che questi giovani non abbiano prospettive. Io comincerei col trasformare alcuni conservatori in scuole di musica per tutti: bisogna impegnarsi per la formazione di un nuovo pubblico, plasmandolo con iniziative didattiche a vari livelli, a partire dalla scuola dell'obbligo. Questo servirebbe anche a creare nuovi posti di lavoro per i musicisti. Bisogna inoltre sottrarre le risorse per la musica alla gestione dei politici, insensata nell'attribuzione dei fondi». Può fare qualche esempio? «La Filarmonica Toscanini di Parma percepisce tre milioni e mezzo di euro all'anno. Eppure è un complesso che si forma saltuariamente, e che fa pochi, costosissimi concerti, ingaggiando famosi direttori con la collaborazione del più discusso agente musicale europeo, Proczinski, capace di ottenere in Italia cachet improponibili altrove. A Londra gli artisti vengono pagati un quarto di quanto percepiscono nel nostro paese. Per di più il Comune di Parma riceve dallo Stato due milioni e 400mi]a curo per il coordinamento di attività musicali. Invece l'Orchestra Verdi di Milano, che in un anno fa sentire musica a 200.000 spettatori, e che nel 2004 ha eseguito 240 concerti, sostenendo un costo pari a otto milioni e mezzo di euro, versa in una situazione finanziaria gravissima. Ci sono Ottimi professionisti, come quelli dell'Orchestra da Camera di Padova e dell'Orchestra Regionale Toscana, che vanno in tournée per cifre vergognose se rapportate a grappi di una quarantina di elementi: dai 10 ai 12mi-la euro a concerto. E giovani ed eccellenti musicisti, pur di farsi sentire, accettano di suonare per 400 o 500 euro. Nel frattempo agonizzano le istituzioni concertistiche: 60, l'anno scorso, sono state costrette a chiudere». Come tracciare un futuro diverso? «Puntando alla qualità dell'offerta, più che alle star. Stimolando il lavoro dei nuovi talenti. Identificando criteri nell'erogazione dei finanziamenti che non prescindano dall'attività concreta delle orchestre. E coltivando l'educazione musicale fin dall'infanzia. L'ascolto della musica emoziona e coinvolge i bambini: non continuiamo a rovinarli obbligandoli a ingurgitare tivù-spazzatura».
LE CIFRE NERE DELLA MUSICA
Il violinista Salvatore Accardo ha espresso la sua indignazione per la situazione della musica in Italia, con una mappa esorbitante di conservatori e una scarsa quantità di orchestre. Secondo Accardo, la realtà italiana dimostra che non c'è alcun rapporto tra la quantità dei concerti delle orchestre e il denaro pubblico che dovrebbe sostenerle. Ha proposto una revisione radicale dell'assetto formativo, trasformando alcuni conservatori in scuole di musica per tutti, e sottrarre le risorse per la musica alla gestione dei politici. Ha anche parlato della scarsa qualità dei finanziamenti erogati alle orchestre e dell'importanza di coltivare l'educazione musicale fin dall'infanzia.
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