BARI - Un Rembrandt, un Monet, due Picasso, un Renoir, un Velasquez e un Murillo. Prezzo di vendita 245 milioni di dollari. La transazione era quasi conclusa, ma i quadri erano falsi e, prima che da Roma intraprendessero il viaggio alla volta di Vaduz (Liechtenstein), sono stati intercettati e bloccati dall'intervento dei militari del Gico del nucleo regionale pugliese di polizia tributaria della Guardia di Finanza. I finanzieri hanno denunciato undici persone sospettate di far parte di un'organizzazione, con annessa galleria d'arte clandestina, che si occupava di un traffico internazionale di opere d'arte tra Italia, Svizzera, Liechtenstein ed Austria ben diramata attraverso una fitta rete di intermedia-ri e affaristi del settore. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati undici quadri, effettivamente dipinti all'epoca dei grandi maestri, ma non da loro. I trafficanti li spacciavano per opere inedite realizzate dai famosi artisti nei loro primi anni di attività. Le opere sequestrate si trovavano in centralissimi uffici e in abitazioni di esperti d'arte tra Altamura (Bari), Roma, Palestrina (Roma), Latina, Treviglio (Bergamo) e Terni. Due delle opere sono state sequestrate nello studio di un architetto romano, in piazza Montecitorio. Tra le persone indagate figurano anche periti d'arte che certificavano l'attribuzione delle opere. In realtà, si tratta di tele di modesto valore artistico e storico, di autori ancora sconosciuti che venivano messe in vendita al mercato nero. La più quotata è «La Governante», attribuita a Velasquez e in vendita per 70 milioni di dollari. Tra le opere c'è anche un paesaggio di Monet con dedica sul retro del tenore Caruso alla marchesa Florio, quotato 30 milioni di dollari. Le transazioni avvenivano senza grandi difficoltà perché le opere erano tutte corredate da perizie tecniche, analisi chimiche e referti radiografici che ne attestano l'antichità. L'attribuzione ai grandi maestri, invece, ovviamente falsa, era garantita da compiacenti expertise (perizie artistiche, stilistiche ed iconografiche), molte delle quali avvalorate da uno studioso annoverato fra i consulenti tecnici del Tribunale di Roma. Sulla reale attribuzione delle opere dovranno ora esprimersi definitivamente i tecnici dello Stato per la eventuale restituzione al patrimonio culturale nazionale. L'indagine è partita da una serie di accertamenti finanziari su un imprenditore del settore alberghiero di Altamura. Da lì i finanzieri hanno compiuto verifiche su movimenti bancari anomali che hanno portato alla compravendita dei quadri. Secondo la guardia di finanza, si tratta dell'operazione di compravendita di falsi d'autore più consistente dell'ultimo ventennio. Nel corso dell'indagine - che dalla procura di Bari ora passa per competenza territoriale a quella di Roma - sono state compiute perquisizioni anche in case di insospettabili nobili e intermediari del settore. Tra i reati contestati c'è l'associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione e falsa autenticazione di opere d'arte.