La causa divide il vescovo di Arezzo e il sindaco di Monterchi. Arezzo - Una nuova chiesa doveva sancire la pace. Ma così non è stato e la "guerra" per la Madonna del Parto di Piero della Francesca finirà davanti ai giudici del tribunale civile di Arezzo. Prima udienza il 12 novembre prossimo. Toccherà ai magistrati stabilire la proprietà del capolavoro. Il caso è aperto da tempo, da quando l'opera, un affresco staccato, lasciò la cappella del cimitero di Monterchi per restauri. Il contenzioso nato a causa della definitiva sistemazione portò alcuni mesi fa ad accendere una causa tra il vescovo di Arezzo, monsignor Gualtiero Bassetti, e il sindaco di Monterchi, Gabriele Severi (Ds). Da una parte la diocesi dall'altra il comune. Entrambi gli "enti" infatti da anni rivendicano la proprietà del capolavoro e la scelta della sede espositiva. Tra i due litiganti presente anche l'Avvocatura dello Stato, in rappresentanza del ministero per i Beni culturali. I contendenti, davanti al giudice Paolo Braccagni, pochi mesi fa avevano manifestato la volontà di trovare un accordo e di avviare subito trattative per dirimere la questione. Il vescovo chiedeva che l'affresco della "Madonna del Parto" fosse restituito al culto (adesso è ospitato in un ex scuola, definita museo), mentre il sindaco reclamava l'ospitalità in un luogo centrale del paese, meta ogni anno di tanti turisti. Doveva esser costruita una nuova cappella ma l'intesa, evidentemente, non è stata raggiunta. Ad aprire la vertenza, dopo che era fallita la commissione paritetica varata due anni fa, era stato monsignor Bassetti, che aveva fatto recapitare al Comune una citazione giudiziaria. Tre i punti essenziali reclamati dal vescovo di Arezzo: la rivendicazione del diritto di proprietà alla Chiesa dell'affresco, la richiesta di ripristinare la funzione di culto nel luogo in cui è ospitato il capolavoro, l'invito al giudice per il rispetto dell'accordo Stato-Diocesi per il ritorno della "Madonna del Parto" al Cimitero comunale dove si trovava in precedenza. Gli avvocati del Comune di Monterchi, forti di una vasta documentazione, hanno sostenuto davanti al Tribunale di Firenze che fin dal 1785 l'allora vescovo di Arezzo concesse alla comunità locale il diritto di demolire la cappella dove si trovava l'affresco e quindi, di fatto, consegnando ad essa la proprietà sull'opera. Pertanto, il Comune ha reclamato voce in capitolo sulla vertenza