C'era una volta Villa Pallavicini. C'erano le grotte e i giochi d'acqua, c'erano i percorsi scenografici ideati nell'800 dal Canzio. Cera una volta il tempio di Flora, l'obelisco egizio, gli arredi. Una volta: oggi è diverso. Tutto è in abbandono, lasciato all'incuria. I pieghevoli, le pagine web tratteggiano scenari che appartengono al passato: «Cosa aspettate a visitarla?», invita il Comune nel suo sito illustrando meraviglie di un itinerario che a Tursi pare rimasto lo stesso di una dozzina di anni fa. La realtà è diversa e a scoprirlo sono i pochi visitatori che vi si addentrano dopo aver pagato il ticket (3,50 euro, più altri 4 per il museo archeologico). Il Secolo XIX ha nei mesi scorsi più volte denunciato il crescente degrado di arredi e strutture. Non tutto è rimasto uguale: molti aspetti sono se possibile - addirittura peggiorati. Il laghetto da sempre è il punto di forza: culmine della suggestione, tappa ultima di un percorso scenografico che incanta (meglio: incanterebbe). Il laghetto è oggi l'anello debole di una catena che non sta più insieme. Le pareti ammuffite del tempio di Flora raccontano una storia che pochi amano udire, che in meno ancora si prestano ad ammettere. Vetrate in frantumi, pareti scrostate, stucchi e intonaci cadenti, muffa, umidità, piante secche e sporcizia. Sporcizia, sì: ma non quella portata dall'uomo. Lì ormai non ci va più nessuno. I vetri sono stati rimpiazzati alla buona da tavole di legno cui i giovani affidano messaggi d'amore (nel migliore dei casi). Le grotte: altro capitolo. Può succedere di trovarle aperte (caso raro), ma prive d'illuminazione (caso non raro). Chi vi sì addentra, almeno per il primo tratto, brancola nel buio. Riemersi alla luce si può tornare a mirare la "beltà" dell'obelisco scrostato, la coffee-house allagata, le ringhiere del ponte che sovrasta la cascata (che non c'è) sporche e sverniciate. Nulla ricorda i fasti di una volta, del recupero realizzato per le Colombiane. Eppure il parco monumentale, realizzato nel 1865 dall'architetto e scenografo del Carlo Felice Michele Canzio, è uno dei più importanti giardini romantici in Italia, tanto che nel '92 il ministero dei Beni culturali mise a disposizione uno stanziamento straordinario per riparare (in parte: la parte alta non è mai stata restaurata) i disastri provocati dal tempo e dai vandali. E con una manifestazione come Euroflora in arrivo, villa Pallavicini , il suo parco e il suo orto botanico dovrebbero essere uno degli elementi di traino per portare a Genova gli amanti del verde. Aster fa spallucce: «I mezzi che abbiamo non ci consentono di fare di più commenta un funzionario . Dieci anni fa a Genova c'erano 400 giardinieri, oggi ne restano 80, che devono dividersi fra nove circoscrizioni. La situazione in villa è stabile: non migliora e neanche peggiora». Appena ieri il Comune ha illustrato gli interventi eseguiti nel parco e nell'orto botanico. Dimenticando di dire che l'incendio dello scorso inverno ha danneggiato gravemente la parte alta del giardino, ancora inaccessibile. E che sui per i monumenti ottocenteschi non è stato eseguito recentemente alcun intervento di restauro. A metà novembre si è svolta all'hotel Mediterranee un'assemblea pubblica organizzata dall'associazione "Amici dei musei e delle ville di Pegli" sul tema del raffronto fra l'esperienza del parco di Villa Serra e quello di Villa Pallavicini. Presenti il direttore della struttura di Comago Fabio Calvi e il presidente del consorzio che la gestisce Michele Cassissa, «Esempi non paragonabili: Villa Serra è sostenuta da tre comuni e ha un bilancio autonomo - ricorda Calvi -. La realtà pegliese parte da presupposti diversi. Ma anche qui si sente la necessità di una formula che la renda indipendente e svincolata dai meccanismi burocratici, dalle logiche dell'ordinamento comunale. Obiettivo raggiungibile individuando magari un solo assessore di riferimento, liberandosi dalla frammentazione di competenze che c'è oggi». L'assessore al Verde Luca Dallorto è ottimista: «Stiamo lavorando. Come già detto c'è un interesse fattivo del Fai, che potrebbe farsi carico di riqualificazione e gestione futura dell'area. Per ora ci limitiamo a tastare il terreno: sondando le disponibilità e tracciando scenari e prospettive di sviluppo. Villa Serra è il fiore all'occhiello, l'esempio da esportare. Ma le condizioni tra Pegli e Comago sono diverse. Ciò nonostante crediamo che con un buon progetto di gestione che veda affiancati soggetti pubblici a privati si possa riuscire a superare l'empasse, restituendo a Pegli un parco, una villa, una realtà ambientale che è parte del patrimonio culturale di Genova».
Il caso di Pegli. Abbandonati i monumenti di Villa Pallavicini Tursi: Speriamo nell'interessamento del Fai
La villa Pallavicini, un parco monumentale romantico a Tursi, è in stato di abbandono. Il Comune ha denunciato il degrado degli arredi e strutture, ma non ha fatto nulla per ripararli. Il parco è uno dei più importanti giardini romantici in Italia, ma è stato danneggiato dal tempo e dai vandali. Il laghetto è il punto di forza del parco, ma è stato danneggiato e le pareti del tempio di Flora sono ammuffite. Le grotte sono aperte ma prive di illuminazione e le ringhiere del ponte sono sporche e sverniciate.
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