Ho appreso con piacere che Carla Di Francesco, direttore regionale ai Beni culturali, ha preso posizione contro il discusso progetto del posteggio in piazza Sant'Ambrogio. Solo le soprintendenze possono apporsi a questa furia di scavi per i posteggi sotterranei. Scava, finanzia, e tutto, tutto si può fare. Ma ci si rende conto che, anche se il progetto fosse modificato, 500 auto entrerebbero e uscirebbero ogni giorno dal posteggio, a due passi dall'ingresso della Basilica, cioè davanti al bellissimo quadriportico? Tutto mi pare incredibile. Se l'attuale situazione della piazza, coperta di auto, non è gradevole, certo peggiorerebbe con il progetto di un parcheggio sotterraneo davanti alla Basilica. Abbiamo proposto ubicazioni alternative: per esempio davanti alla caserma, oppure in piazza Sant'Agostino, in alternativa potrebbe essere completato il garage iniziato e mai terminato in via Olona. Sono tutti luoghi assai vicini alla piazza che, liberata dai posteggi, potrebbe diventare pedonale. Non so quanto le voci di noi abitanti possano valere contro le decisioni comunali, anche se prive di consenso, di cultura e di sensibilità artistica. Non credo molto, e per questa ragione, pongo tutta la mia fiducia nelle soprintendenze, affinché non chiedano solo la rettifica di alcuni dettagli, ma lo spostamento dell'area di progetto. Certo la loro voce può essere determinante, mentre un loro silenzio sarebbe irresponsabile. O ci sono ostacoli e interessi che noi non possiamo immaginare? architetto
(Milano) Sant'Ambrogio. Un parcheggio da non fare
Il direttore regionale ai Beni culturali Carla Di Francesco ha preso posizione contro il progetto del posteggio in piazza Sant'Ambrogio. Il progetto prevede la costruzione di un parcheggio sotterraneo davanti alla Basilica, che potrebbe aumentare la congestione della piazza. Le soprintendenze hanno proposto alternative, come l'ubicazione del parcheggio davanti alla caserma o in piazza Sant'Agostino. L'architetto sostiene che le soprintendenze dovrebbero spostare l'area di progetto per evitare di danneggiare la piazza. L'architetto non crede che le voci degli abitanti possano influenzare le decisioni comunali.
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