Monumenti e degrado Porta Capuana, l'Annunziata, Palazzo Penne, la Farmacìa degli Incurabili: De Cunzo propone un certificato di salute per l'edilizia napoletana d'arte CHIUDE dopo seimila «Domus aurea» neroniana a Roma, per rischio crolli, e si torna a parlare di salvaguardia e conservazione del patrimonio culturale. Qual è lo stato di salute dei nostri monumenti? La «Carta del Rischio» - il sistema informativo territoriale realizzato dall'Istituto Centrale per il Restauro - lavora dal 1992 alla raccolta di una "banca dati della pericolosità" che ha come obiettivo la prevenzione del danno (ovvero, quello che Cesare Brandi chiamava "restauro preventivo"). Una mappatura che potrà servire, a patto che ci siano la volontà politica e le risorse finanziarie per farlo, a scongiurare il rischio di trasformare in futuro il Grand tour nel Belpaese in un mesto pellegrinaggio al capezzale di tanti tesori malati. Tra i quali, a Napoli, spuntano i nomi la Chiesa dell'Annunziata, Santa Croce al Mercato e Porta Capuana (queste ultime due in restauro). E benché dal vice ministro ai Beni culturali, Antonio Martusciello, e dal soprintendente ai Beni architettonici, Enrico Guglielmo - irraggiungibili per altri impegni - non siano arrivate conferme, l'elenco, naturalmente, potrebbe essere molto più lungo. «Delle circa cinquecento chiese che la città aveva nel Seicento ne sono rimaste poco più di trecento e di queste il venti per cento versa ancora in stato di abbandono». A lanciare l'allarme è Guido Donatone, presidente della sezione napoletana di Italia Nostra, per il quale l'intero stato del patrimonio storico-artistico napoletano è a rischio. Non solo chiese, dunque, come dimostra il recente crollo del cornicione di Palazzo Penne, acquistato quest'anno dalla Regione Campania e affidato all'Istituto universitario L'Orientale per essere destinato a biblioteche. «Con l'associazione "Per la difesa del Centro Storico Antonio Iannelli" ci siamo battuti senza tregua e continueremo a batterci per la salvaguardia di Palazzo Penne - assicura l'ex soprintendente ai Beni architettonici Mario De Cunzo - ma siamo costretti alla tristissima considerazione che tre enti pubblici prestigiosi come la Regione, l'Università e la Soprintendenza per obiettive difficoltà non riescono a garantire al palazzo la necessaria manutenzione, facendo meno di ciò che ha fatto un privato». Altro caso emblematico, come ricorda ancora Donatone, è Palazzo Maddaloni, il quale, benché abitato, è in gravissime situazioni di abbandono, o la Farmacia degli Incurabili, anch'essa, come la Domus romana, danneggiata da infiltrazioni e bisognosa di un intervento di consolidamento. Il problema, sottolinea De Cunzo, è che a Napoli «i restauri non finiscono mai, o se finiscono non restituiscono il bene alla cittadinanza, come la chiesa di Sant'Agostino alla Zecca, che resta chiusa nonostante il suo bellissimo restauro sia praticamente terminato». Ma la vera emergenza sottovalutata, secondo l'ex sovrintendente, interessa l'intero centro storico: «Certo gli edifici più noti, le prime donne sono sotto controllo, ma tutto il resto, nonostante gli sforzi del Progetto Sirena, resta a rischio». Quello che manca è un monitoraggio dell'edilizia abitata, un "certificato di salute" degli edifici, qualcosa di cui in passato si è parlato «ogni volta che c'è stato un crollo». Altro che restauro preventivo: «A Napoli, purtroppo, gli interventi si fanno dopo che avvengono le disgrazie».