Le fosche previsioni del sovrintendente «ALTRI crolli, altri monumenti storici cederanno». Il sovrintendente di Roma Angelo Bottini vede nero. Dice che è tutta colpa «dei pochi fondi destinati al bilancio della Sovrintendenza»: 15 milioni di euro contro i «3-400 necessari per difendere il nostro patrimonio archeologico». POLEMICO il critico d'arte Vittorio Sgarbi, per il quale «la chiusura della Domus Aurea è stata montata ad arte» contro i paventati tagli alle risorse destinate ai beni culturali, e secondo il quale «a Roma per i monumenti si spendono tanti soldi e male». Sgarbi: ma questa è solo propaganda Il critico d'arte: «Si spendono milioni per interventi sbagliati. La Domus non andava chiusa» II restauro del monunento è finito nel '99. Ora fa acqua. Evidentemente ì lavori sono stati fatti in fretta. È necessario un sopralluogo. Tutta questa vicenda montata ad arte anche da Buttiglione «LA chiusura della Domus Aurea? Eccessiva. I soldi stanziati per il restauro? Troppi. La cosa che non va in questa storia? La propaganda antigovernativa creata ad arte, nella quale è parte attiva un membro di questo governo». Laureato in Filosofia, critico d'arte e parlamentare, Vittorio Sgarbi non rinuncia alla verve di «polemista», titolo menzionato con zelo nella sua biografia archiviata a Palazzo Chigi. Insomma Sgarbi, basta poco per far vacillare i monumenti di Roma? «Pare di sì. Ci sono dei danni imprevedibili che possono aggravare delle situazioni, e non c'è dubbio che il maltampo abbia questo peso, però è vero ed è bizzaro che la Domus sia stata chiusa dopo anni di restauro». Vuoi dire che i lavori finiti nel '99 sono stati fatti male? «Bisognerebbe andare a fare un sopralluogo. Non si può dire che siano stati fatti male, ma sono stati fatti in fretta, e mi sembra bizzarro che l'acquazzone abbia compromesso tutta l'area». Lei quindi non avrebbe chiuso la Domus? «L'amministrazione Veltroni ne aveva fatto un simbolo, dopo i lavori di restauro di sei armi fa aveva aperto la Domus con grande pompa. Ora la chiude. Mi sembra una decisione troppo repentina, e comunque impensabile che possa durare due anni e che debba essere sull'intera area». Insomma un'esagerazione? «Sì, credo sia stata un'operazione di tipo propagandistico perché i giornali parlassero del taglio dei fondi destinati ai beni culturali. Credo si sia trattato di un pretesto per ottenere un'attenzione particolare, speciale». Ma una voce del coro è stata quella del ministero dei Beni culturali Rocco Buttiglione. «Buttiglione ha enfatizzato il danno per avere uno strumento di propaganda, quasi lui fosse uno dell'opposizione; forse così il ministro riesce a non subire tagli ai suoi conti. In secondo luogo però, la questione solleva la domanda più interessante: sui beni culturali lo Stato vuole fare un investimento o un'assistenza faticosa e inutile?». Il patrimonio monumentale di Roma come si può gestire? «Con una maggiore manutenzione, avendo un personale più attento. Spendendo meglio i soldi». Perché si spendono male? «Se uno sborsa 30 milioni di euro per quella patacca di merda dell'Ara Pacis è chiaro che occorre una politica culturale che abbia delle priorità». Se lei fosse sindaco? «Non avrei mai fatto l'Ara Pacis, non avrei mai destinato i soldi alla Basilica neo-pitagorica, al Palatino, al Circo Massimo, a Caracalla, 2 milioni qui, 3 milioni là». Boccia in pieno il Comune? «I soldi sono spesi male per imprese sbagliate. Risparmiavo 50 milioni di euro con cui mantenevo il patrimonio monumentale di Roma per i prossimi cinque anni».