«POSSO solo scegliere che cosa fare crollare» è la frase con cui, provocatoriamente, il soprintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, ha commentato ieri il bilancio della sua Soprintendenza, 15 milioni di euro. Lo ha fatto rispondendo ai giornalisti, durante la presentazione dei restauri delle quattro opere che sono rimaste danneggiate, da un nubifragio, mentre erano in mostra al Colosseo. «Sono fondi che servono solo a tamponare le emergenze - ha proseguito il soprintendente -Qui, se chiediamo ai funzionari è un pianto generalizzato: una dimensione equa, per difendere il nostro patrimonio archeologico, sarebbero almeno 300-400 milioni di euro». Il bilancio della Soprintendenza - ha precisalo Bottini, annunciando che prossimamente lo renderà pubblico nel dettaglio - è autonomo da quello del ministero e si basa su gran parte dei proventi della bigliettazione e dei servizi aggiuntivi. Quest'anno il trend, grazie soprattutto al Colosseo è in crescita. Ma si tratta comunque di 45 milioni di euro, di cui, per gli investimenti e le attività istituzionali (scavi e restauri) la soprintendenza può disporre solo di 15 milioni di euro. Nel 2005 c'è stato anche l'onere aggiuntivo di un milione di euro per le misure di sicurezza anti-terrorismo. La maggiore voce in uscita poi resta sempre la manutenzione straordinaria degli edifici; primi tra tutti il Palatino, la Domus Aurea, il Museo delle Terme, per il quale giace da anni il progetto per la riapertura delle grandi aule termali. Rispondendo ai giornalisti Bottini ha detto che «il ministro Buttiglione ha presente la situazione, come si è visto dall'allarme che ha lanciato ieri». Dello stesso parere anche Anna Maria Reggiani, direttore generale dei beni archeologici del ministe-ro: «Vedo che il ministro Buttiglione sta operando - ha detto - sta facendo dichiarazioni sacrosante, il nostro patrimonio culturale è molto vasto contribuisce in gran parte al turismo, porta ricchezza e va salvaguardato». La buona notizia è che la Sovrintendenza romana ha portato alla completa ricomposizione e al recupero dei reperti sulle quattro opere esposte alla mostra «II rito segreto; Misteri in Grecia e a Roma», che fino all' 8 gennaio è in corso al Colosseo. Le opere, che ora torneranno ai rispettivi musei di provenienza, erano state danneggiate durante il nubifragio del 3 agosto, quando le violente raffiche di vento avevano causato il rovesciamento di un pesante fondale della struttura espositiva. L'abbattimento del pannello aveva fatto cadere dal piedistallo la bellissima statua ellenistica, risalente probabilmente al III secolo a.C. raffigurante, a grandezza naturale «La fanciulla di Anzio» (Museo nazionale romano). C'era stato poi il danneggiamento di due rilievi marmorei - «Oreste a Delfì» (Museo archeologico nazionale di Napoli) - e «C. Fulvius Salvis» (Museo ostiense, Ostia) entrambi risalenti alla fine del I secolo a.C. Infine, si era ribaltata la teca che conteneva una piccola cista etnisca di bronzo (Museo nazionale etrusco Villa Giulia), provocando il distacco di uno dei quattro grifoni angolari. In tre mesi gli otto restauratori del laboratorio hanno completato l'opera. "RILIEVO NAPOLI". L'opera dell'antichità è esposta ai Colosseo. Il bassorilievo marmoreo danneggiato durante il nubifragio che si è abbattutto lo scorso agosto sulla capitale e stato restaurato dall'equipe del laboratorio di restauro di Roma PALATINO. Agli inizi dello scorso novembre a causa della pioggia è crollato il muro di contenimento del Palatino, la cui risistemazione è tra le priorità della Sovrintendenza di Roma, assieme a Domus Aurea e Museo delle Terme