Reperti di eccezionale valore archeologico sono venuti alla luce durante gli scavi nell'area Una cava messapica, un'area cimiteriale e due silos utilizzati per la conservazione del grano Non solo reperti di indubbio valore archeologico, ma anche importanti testimonianze su realtà economiche e sociali del passato. E' quanto è stato rinvenuto recentemente negli scavi eseguiti nell'area antistante la Chiesa greca, in seguito agli interventi di riqualificazione previsti dal Comune grazie ai finanziamenti della misura 5.1. Tali lavori hanno consentito di indagare la realtà urbanistica di una parte della città, posta nei pressi delle mura, un'area in cui nel Medioevo sorgeva la chiesa dedicata a San Giovanni del Malato. Parte della stessa è ancora visibile sotto l'attuale chiesa di San Nicola di Mira, dedicata al culto greco. Lì è stato rinvenuto il taglio di una cava messapica, forse utilizzata per l'estrazione dei blocchi necessari alla costruzione delle mura. Ma si è pure accertata l'esistenza di una complessa area cimiteriale. Le sepolture, scavate nel terreno, erano interessate da deposizioni singole, prive di corredo. L'ultima fase dell'impianto è invece testimoniata da alcuni sarcofaghi in pietra leccese, provvisti di un alloggio per la testa del defunto e coperti da lastre monolitiche. Nella seconda metà del XV secolo, l'area cimiteriale diviene però uno spazio aperto. All'imbocco dell'attuale corte dei Mesagnesi, sono stati infatti rinvenuti due silos a campana, profondi circa 5 metri e utilizzati per la conservazione del grano. I reperti ritrovati indicano la presenza di un'area fortemente urbanizzata. Molti di essi si riferiscono ad attività di tessitura della lana; mentre altri, in ceramica, offrono un importante spaccato delle produzioni di vasi a Lecce in quel periodo. Il direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia, Francesco D'Andria, ha parlato ieri di ritrovamenti straordinari. «Che, insieme ai precedenti - ha spiegato - pongono Lecce al pari dei più importanti centri di archeologia urbana, come Napoli e Catania. Sta pian piano venendo fuori la storia della città, ma in particolare la storia delle società che si sono succedute in città. E' importante sottolineare che non ci sarebbe stata Santa Croce o altri monumenti, senza il lavoro di tanti contadini: lo dimostrano le cisterne olearie di piazzetta Castromediano e i silos per il grano attorno alla chiesa greca». Il responsabile dell'Archeologia medievale della Soprintendenza Luigi Tondo ha sollecitato gli amministratori comunali a realizzare quanto prima il Museo storico della città. «A testimonianza del fatto - ha detto - che tutela, ricerca e valorizzazione sono elementi inscindibili». E rassicurazioni in tal senso sono giunte dal vicesindaco ed assessore ai Lavori pubblici, Paolo Perrone, e dal capo dell'Ufficio tecnico Piergiorgio Solombrino. «Si tratta di reperti di grandissimo interesse storico, che consentiranno di aggiornare la mappatura dei nostri beni - ha spiegato Perrone - Voglio però rassicurare gli abitanti e gli operatori commerciali della zona sul fatto che i lavori riprenderanno non appena le condizioni meteorologiche lo consentiranno».