DALPALATINO alle Terme di Caracalla, dalla Domus Aurea alle Terme di Diocleziano, fino alle arcate dissestate degli acquedotti romani, i monumenti della Capitale rischiano di cadere definitivamente in rovina. L'ultimo pezzo da novanta vietato al pubblico ha chiuso proprio ieri: la fastosa dimora di Nerone, incassata sotto il terrapieno di Colle Oppio, non si potrà visitare per almeno due anni, fin quando non saranno eliminate le infiltrazioni d'acqua che stanno logorando le strutture. Al Palatino, invece, nella parte già interdetta alle visite, ci si aspetta un crollo disastroso da un momento all'altro. L'allarme è tanto più alto, dopo che un mese fa è venuto giù un muro del Seicento che non era considerato a rischio. E la causa scatenante è sempre la stessa: le risorse statali destinate a restauri emanutenzione continuano a diminuire e l'area archeologica più grande del mondo è sempre più off-limits. Il soprintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, si è appena fatto i conti in tasca e la conclusione è devastante. Se non arriveranno altre risorse dallo Stato - e «per difendere il nostro patrimonio archeologico servirebbero almeno tre, quattrocento milioni di euro», stima il professore - in cassa ci sono solo 15milioni di euro da utilizzare per opere di restauro e di scavo. «In altre parole posso solo scegliere che cosa far crollare», confessa preoccupato. Il bilancio della Soprintendenza, che è stato approvato ieri, è infatti autonomo e si basa sugli incassi che arrivano dai biglietti d'entrata aimonumenti e dai servizi aggiuntivi. Entrate che quest'anno sono cresciute, soprattutto grazie al Colosseo, e che in tutto ammontano a 45milioni di euro, con cui si devono coprire anche le spese di funzionamento della Soprintendenza. «Nel 2005 abbiamo avuto anche l'onere aggiuntivo di destinare un milione di euro alle misure di sicurezza anti-terrorismo », si rammarica Bottini. Le spese più consistenti comunque saranno quelle per la manutenzione straordinaria dei monumenti. Un milione servirà per il Palatino e altrettanto andrà alla DomusAurea, sul Museo delle Terme, invece, finiranno 300mila euro. «Sono fondi che servono solo a tamponare le emergenze. È un pianto generalizzato...», prosegue il soprintendente. Solo per mettere mano alla Domus Aurea occorrerebbero 5milioni di euro, che il ministro dei Beni Culturali non ha ancora trovato. E proprio a lui i deputati Ds della Commissione Cultura hanno rivolto un'interpellanza, chiedendo che quei 5milioni saltino subito fuori. «Quali interventi adotterà il governo per garantire tutela e manutenzione dei monumenti e delle aree archeologiche della Capitale, dopo aver tagliato drasticamente il bilancio dei beni culturali?» è l'interrogativo dei parlamentari capitanati da Walter Tocci. Intanto, se non resta che decidere cosa lasciar crollare, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Per restaurare le Terme di Diocleziano servirebbero 50milioni,mentre in quelle di Caracalla, per motivi di sicurezza, è già stata ristretta l'area visitabile. L'Acquedotto Claudio, così come tutti gli altri, cade a pezzi,mentre sulle Mura Aureliane i restauri stanno interessando solo alcuni tratti. «Serve un massiccio finanziamento, che può essere soltanto una legge speciale», concorda il soprintendente aiBeni Culturali del Campidoglio, Eugenio La Rocca. E se i tesori della Capitale si sgretolano sotto gli occhi di tutti, la situazione fuori Roma è anche peggiore. Da Villa Adriana, fino a un dimenticato Tempio di Ercole, disperso e abbandonato in quel di Tivoli.