Oggi abbiamo posato la prima pietra di una grande opera» diceva il 9 novembre del 2001 il sindaco Albertini, presentando alla città il progetto vincitore della gara internazionale bandita dal Comune per la nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic), imponente edificio di cemento armato, alto 30 metri, largo 80, capace di contenere 500 mila volumi (e dotato di 1800 postazioni con computer) che sarebbe stato costruito a partire dal 2004, e inaugurato entro il 2007 - così fu assicurato quel giorno - nell'area dell'ex scalo ferroviario di Porta Vittoria. Quattro anni dopo, la Beic campeggia soltanto sulla carta patinata dell'opuscolo autoelogiativo recapitato in questi giorni dal Comune nelle case dei milanesi. Ai quali, ieri, è stato spiegato che però il progetto va avanti. Tant'è vero che è pronto addirittura il modellino di legno. Quella del mancato decollo della Beic è una storia esemplare. Testimonia una lunga stagione di sogni e incubi vissuta dall'amministrazione Albertini sul fronte della creazione di nuovi spazi per la cultura. I sogni erano belli. Il museo del Presente alla Bovisa. Il museo del Novecento all'Arengario. La Città delle culture all'ex Ansaldo. Quei sogni sono diventati progetti, grazie a concorsi banditi con puntualità (e di questo al Comune va dato atto) ma i progetti si sono risolti finora tutti in un incubo. Per le più diverse, sconcertanti ragioni. Alla Bovisa non è neanche partito il risanamento dell'area (quella degli ex gasometri Aem). L'Arengario, già progettato (da Italo Rota) e finanziato (dall' assessore Carrubba), non parte perché il Comune non riesce a sfrattare dal palazzo un gelataio. La Città delle culture è pronta da un pezzo sulla carta (l'architetto David Chipperfield ha preparato il progetto esecutivo) ma non ci sono i soldi per aprire il cantiere. Anche la Beic è bloccata per mancanza di denari. Un problema, va detto, che è ben noto da anni a tutti i promotori, in prima fila il professor Antonio Padoa Schioppa, grazie al cui appassionato, decennale lavora di lobbyng (iniziato nel 1996) l'idea della biblioteca si è trasformata in progetto. Un progetto condiviso a parole dal ministero dei Beni culturali, dalla Regione, dal Comune e dalla Provincia, che insieme hanno firmato, ormai diversi anni fa (era ministro Giovanna Melandri) un accordo di programma. Cui è seguita la gara e la scelta del vincitore, lo studio tedesco Bolles-Wilson. Senonché, per costruire la biblioteca sono necessari 215 milioni di euro, mentre in cassastanziati dal ministero ce ne sono appena una trentina. Che fare? Riunirsi tutti intorno a un modellino di legno, co me hanno fatto ieri il presidente della Regione, il sindaco e due assessori, più che la consacrazione di una nuova tappa lungo il cammino del progetto è sembrato un imbarazzante evento mediatico di sgradevole sapore preelettorale. Giurare che la Beic interessa a tutti, e chiamare a raccolta per l'ennesima volta il mondo intero perché scucia i denari mancanti, è necessario ma non sufficiente. In questi quattro anni, mentre la Beic faticosamente si trasformava da disegno a modellino, i progetti che davvero interessavano alla cittàdalla nuova Fiera al restauro della Scalasono iniziati e terminati. Il dubbio è che forse questo non interessa molto. Se non come spot.