«Ci sono danni determinati dall'incuria dovuta alla mancanza di fondi, è chiaro. Ma ce ne sono altri imputabili all'insipienza, ed è questo il caso della Domus Aurea». Così sentenzia, duramente, il professor Andrea Carandini, tra i massimi archeologi italiani e grande studioso delle origini dell'Urbe. Professore, con chi se la vuole prendere? «Con chi ha avuto la fantastica idea di cominciare a scavare». Si spieghi. «Se lei va a visitare la Domus Aurea, entra nel piano terra dell'edificio, l'unico scavato. Sopra, quindi, c'è ancora il primo piano, gravato dal peso del parco sovrastante, che vuol dire alberi, erba, terra, pioggia, infiltrazioni». Sarebbe questa l'insipienza? «Non ci vuole molto a capire che l'area andava recuperata innanzitutto rimuovendo la terra che la oberava. Si trattava di mettere in sicurezza e all'asciutto l'intero reperto, iniziando dall'alto, garantendo la protezione dagli agenti atmosferici. Finché tutto è interrato si conserva, ma quando si crea un vano scavato ci si espone ai rischi che oggi si sono tramutati in pericoli». Possibile che i tecnici non ci abbiano pensato? «Che le devo dire? I problemi che le sto illustrando li avevo già esposti a suo tempo, anche per iscritto. Ora so che il soprintendente Bottini condivide questo mio punto di vista, ma ha appena assunto l'incarico, che vuole...» Lei propone quindi di smantellare il parco del Colle Oppio? «Sì, anche se limitatamente alla parte interessata dagli scavi che, come sa, è ridotta, perché la Domus Aurea era molto più grande». Il ministro Buttiglione ha manifestato preoccupazione anche per altri grandi monumenti della città. Che ne pensa? «Penso che fino ad ora ci si è preoccupati soprattutto di recuperare singole opere di scultura o di pittura. Non si è mai considerato che la monumentalità di Roma è soprattutto di tipo architettonico e un piano di messa in sicurezza delle strutture è rimasto sulla carta». D'altronde, passare alle vie di fatto significherebbe investire una quantità enorme di soldi. «Roma è un'area archeologica assolutamente eccezionale, sia per importanza sia per estensione. Richiede, indubbiamente, un intervento finanziario eccezionale. Una legge speciale, se necessario». Siamo al nodo cruciale: quello della coperta corta. «Guardi, i soldi ci sono o non ci sono a seconda delle priorità politiche che un governo si da. E tuttavia io credo che l'investimento si possa diluire in vari anni, purché le risorse siano certe e costanti. Si tratta di fare uno studio serio su tutta l'area archeologica e di definire delle priorità. Anche se tutto - ripeto - deve essere fatto in un tempo relativamente breve. I finanziamenti a goccia non servono». In cima alla lista, delle priorità, cosa ci dovrebbe essere? «Io credo il Palatino: il crollo delle settimane scorse potrebbe essere solo il primo di una serie. Le strutture, non sono sicure, neppure per chi le visita. Poi, certamente, la Domus Aurea». Secondo lei che sa come vanno queste cose, quando potremo rientrare nella reggia neroniana? «Se il nuovo governo non appronterà un piano serio e robusto di finanziamenti, non bisogna farsi troppe illusioni. Io che ho una certa età non so se potrò rientrarci più. Servono soldi: molti e presto. Chiaro? Sennò i monumenti sono destinati a svanire. E voi continuerete inutilmente ad intervistare gli archeologi, dopo ogni crollo»
Carandini: servono soldi e leggi speciali o i monumenti sono destinati a svanire
Il professor Andrea Carandini, archeologo italiano, critica duramente la gestione della Domus Aurea, l'antica residenza di Nerone, affermando che i danni sono stati causati dall'insipienza e dalla mancanza di fondi. Carandini sostiene che l'area dovrebbe essere recuperata rimuovendo la terra che la copre e garantendo la protezione dagli agenti atmosferici. Ha già espresso queste opinioni in passato e il soprintendente Bottini condivide il suo punto di vista. Carandini propone di smantellare il parco del Colle Oppio, limitatamente alla parte interessata dagli scavi, per garantire la sicurezza delle strutture. Il ministro Buttiglione ha espresso preoccupazione per altri monumenti della città.
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