La reggia di Nerone, simbolo della Roma antica, inagibile per 2 anni. Buttiglione: basta tagli all'arte ROMA «Pericolo crolli, chiusura immediata per la Domus Aurea»: l'annuncio, ieri mattina, è stato dato dal ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione. Che, alla vigilia dell'approvazione della legge finanziaria alla Camera, ha rivolto un appello al governo di cui fa parte: «Il taglio di 48 milioni di euro alle spese generali per il funzionamento dei Beni Culturali va ritirato». «Roma ha poi aggiunto il ministro è un grande museo a cielo aperto e noi lavoriamo con personale ridotto e costrizioni di spesa. Non è una questione tecnica, ma politica. L'Italia deve decidere se vuole gestire il suo immenso patrimonio culturale». Per la celebre residenza di Nerone, uno dei monumenti simbolo dell'antica Roma, inaccessibile per vent'anni e parzialmente riaperta al pubblico solo nel 1999, si profilano ora almeno due anni di chiusura totale. «Per la messa in sicurezza più urgente servono subito 5 milioni di euro», ha spiegato Buttiglione. Ma i lavori da fare e i soldi necessari per garantire l'integrità dell'intero complesso e riaprire al pubblico qualche altro ambiente della Domus (fino a ieri si visitavano solo 32 stanze sulle 150 conosciute) i lavori e i finanziamenti necessari sono molti di più: un piano per l'archeologia di Roma, studiato in passato ma non più finanziato da cinque anni, prevedeva infatti, secondo quanto riferito dai vertici del ministero, dieci anni di lavori e un investimento di almeno 130 milioni, 60 dei quali solo per la reggia neroniana (236 milioni per l'intera area archeologica centrale della città). «I cinque milioni li chiediamo innanzitutto al Tesoro ha detto il ministro ma lanciamo anche l'appello alla città di Roma e agli imprenditori della capitale». Un sos, quello di Buttiglione. che ha trovato risposta nelle parole del sindaco di Roma: «Siamo a piena disposizione», ha detto Veltroni. Che a Bottiglione, il quale ha chiamato in causa il Comune per delle infiltrazioni che dal terrapieno di Colle Oppio penetrano nelle stanze della reggia neroniana, ha seccamente replicato: «Delle infiltrazioni il ministero non ha mai informato l'amministrazione capitolina». Oltre alla scarsa manutenzione, proprio le infiltrazioni d'acqua che dai giardini del Colle Oppio penetrano nella Domus sottostante rappresenterebbero il problema principale per il futuro della residenza imperiale, nonché la causa prima che avrebbe portato alla sua chiusura. «La sicurezza non è più garantita», ha ribadito il soprintendente all'archeologia di Roma Angelo Bottini, responsabile del monumento. Anche se la chiusura della Domus, prima annunciata come immediata, è poi slittata a oggi. Ieri le stanze di Nerone erano infatti aperte al pubblico: «Non esiste un pericolo imminente ha spiegato Bottini si è trattato di una misura cautelativa». A imporre la chiusura, il responso di una relazione tecnica sulla conservazione dei complessi archeologici della capitale, che la Soprintendenza aveva commissionato dopo il crollo, un mese fa, di un muro sul colle Palatino: «Nella Domus non si sono ancora verificati crolli ha detto Bottini - ma ci sono stati dei sollevamenti di affreschi». Polemica la reazione di Giovanna Melandri, ministro della Cultura all'epoca della riapertura della Domus: «La chiusura è l'effetto di cinque anni di politica del governo in materia di tutela del patrimonio».
Roma.Rischia di crollare. Chiusa la Domus Aurea
Il ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione ha annunciato che la reggia di Nerone, simbolo della Roma antica, sarà chiusa per almeno due anni a causa di problemi di sicurezza e manutenzione. La chiusura è stata decisa dopo la scoperta di infiltrazioni d'acqua che minacciano la stabilità del complesso. Il ministro ha richiesto 5 milioni di euro per la messa in sicurezza e ha lanciato un appello alla città di Roma e agli imprenditori per finanziare i lavori. Il sindaco di Roma, Veltroni, ha risposto affermando che la città è a disposizione per aiutare. Tuttavia, il ministro ha accusato il Comune di Roma di non aver informato il ministero delle infiltrazioni.
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