Sigilli alla casa di Nerone. L'emergenza sfratti nella Capitale, stavolta, non c'entra: infiltrazioni e piccoli distacchi di intonaco hanno reso improrogabile la chiusura della Domus Aurea neroniana, il monumentale complesso aperto ai pubblico nel 1999. I rischi non sono solo per il monumento imperiale, ma anche per i visitatori. Serviranno due anni almeno di restauri e 5 milioni di euro per la messa in sicurezza. L'annuncio è del ministro dei Beni culturali Buttiglione, che pone senza mezzi termini una scottante questione politica: «L'Italia deve decidere se vuole farsi carico dei suoi beni culturali». Dunque «i 48 milioni di tagli in Finanziaria ai Beni culturali devono essere ritirati tutti». E l'opposizione polemizza. Nemmeno i 5 milioni indispensabili per i lavori più urgenti in realtà ci sono, «ma li dobbiamo trovare assolutamente», dice Rocco Buttiglione, che raschierà il fondo delle casse del suo dicastero. E rivolge «un appello al ministero del Tesoro, al comune di Roma, alla provincia e alla regione, anche perché sappiamo tutti quale opera straordinaria sia la Domus Aurea e che parte del nostro Rinascimento arriva proprio da lì ». «Siamo a disposizione», risponde il sindaco Walter Veltroni, che di dice però tenuto all'oscuro dal Ministero circa le pericolose infiltrazioni. Un progetto decennale, mai approvato né finanziato, prevederebbe per l'archeologia romana 130 milioni di euro, 60 dei quali per la Domus Aurea, fino a ieri visitabile comunque solo in parte, 32 delle 150 stanze esistenti. Le motivazioni della chiusura, spiega il ministro Buttiglione, «sono da attribuire sia alle condizioni climatiche, quindi alle continue piogge che hanno causato delle infiltrazioni, ma anche a questioni più importanti. Il problema della Domus, comunque - aggiunge - non può essere separato da quello generale che riguarda tutta la zona di Colle Oppio dove ci sono varie infiltrazioni e dal Palatino, dove nei giorni scorsi c'è stato il crollo di un muro, ma su cui noi stiamo già lavorando». Si tratta di un muro ottocentesco ampiamente manomesso. Dall'ultimo vero crollo, nella Domus neroniana - un pezzo di volta di 60 per 80 centimetri nel 1987 - si sono verificate solo piccole perdite di materiale, che negli ultimi (piovosissimi) giorni si sono però intensificati. Il problema dunque è molto più grave di quello della chiusura della residenza imperiale: «La città di Roma - dice Buttiglione - è un grande museo a cielo aperto. Ci vorrebbe un ampliamento della valorizzazione, e più che tecnico questo è un problema politico». Un'impostazione che trova immediata eco nell'Unione. Chiede la ds Giovanna Melandri, ex ministro dei Beni culturali: «Perché il Ministero ha distratto dai restauri la metà dei fondi del Lotto? Perché per i musei sono stati dimezzati i fondi in tre anni? Perché il governo non ha rifinanziato la legge speciale del '99 del primo piano nazionale per l'archeologia?». «Buttiglione batta un colpo - incalza il verde Sauro Turioni - e inserisca nel maxiemendamento alla Finanziaria i fondi per la Domus Aurea».