Manca un serio dibattito culturale, civile ed economico sulle potenzialità di sviluppo di una terra che Borgese , purtroppo tanto tempo fa, chiamò più che Regione e meno che Nazione. Una terra che potrebbe essere fiorente e dinamica, esempio per il Mediterraneo, ponte tra le isole come dicevano i greci e come vorrebbero tutti coloro che scorgono nell'inversione dei traffici verso la Cina, attraverso Suez, una nuova opportunità per la rinascita di un mare in decadenza da cinquecento anni. Il tesoro certo non è costituito dalle favoleggiate miniere di oro e di argento che una retorica che nasce dalla frustrazione vorrebbe trascurate solo per negligenza e disinteresse dei governanti. Ma, in termini simbolici, pesca, agricoltura di qualità, ricerca scientifica, innovazione tecnologica, paesaggio e beni culturali, possono essere l'equivalente di una ricchezza sciupata e dispersa che andrebbe messa a frutto con costanza e competenza dalle istituzioni di una comunità troppo centrata sul particulare, troppo dipendente dagli interessi di parte e perciò sull'orlo di un fallimento che potrebbe essere definitivo. Se non si correggono comportamenti e pratiche che spesso trasformano la buona teoria dei programmi in un'illusione buona per ingannare i pochi gonzi rimasti ma soprattutto gli intellettuali deboli che agitano la loro adesione a questa o quella parte politica come alibi alla loro stessa impotenza. Cambiare uno stato di cose insoddisfacente, come chiedono gli industriali e come si presume vorrebbe la grande maggioranza degli stessi siciliani se loro si indicasse un cammino convincente e non solo simbolico, è la grande sfida che le elezioni prossime ripropongono. Non immutata rispetto agli anni che passano, ma semmai più difficile ed aspra. Infatti il cambiamento riguarda la mentalità, la struttura sociale, gli orientamenti concreti delle politiche economiche. In primo luogo ha a che fare con ciò che Hillmann definisce l'anima del popolo, cioè il suo carattere come storicamente formato nei secoli. Il carattere di un popolo, come di un individuo, è infatti il suo destino. E se il carattere è un misto di orgoglio fantastico e di rassegnazione pratica. Se tutta la vita si svolge tra deliri di onnipotenza e concretissime pusillanimità. Se l'ossessione, pur comprensibile, della sicurezza e del lavoro per i figli piega ogni dignità e trasforma le scelte della classe dirigente in un mercato senza sanzione, la piega degli avvenimenti si volge verso una struttura sociale in cui ogni innovazione si spegne, ogni sussulto di novità si acquieta, ogni indignazione performativa si trasforma in semplice sostituzione di persone ma non di metodo. L'impiego in regione o nei comuni o negli ospedali e perfino nella scuola, diviene merce di soddisfazione immediata del bisogno. Fuori da ogni verifica di qualità e di merito. E perciò le risorse ad esso destinate non producono nuove opportunità. Non si guarda alle necessità di speditezza, di semplicità, di certezza che dovrebbero favorire l'insediamento di nuove imprese. E così i posti dati sopprimono i posti possibili. Ed il saldo netto diviene negativo. Processo che alla fine produce una mediocre classe dirigente. Una folla di uomini piccoli in partiti piccolissimi come diceva don Sturzo. Siamo ormai alla caricatura della democrazia con una lotta di tutti contro tutti in elezioni sempre più dense di uomini e povere di progetti. Ma il tesoro c'è davvero o almeno potrebbe inventarsi usando bene le risorse e favorendo intelligenza, lavoro e capacità. La grande alternativa qui non è più tra destra e sinistra, coppia frutto della rivoluzione industriale e che già è superata in tutti i Paesi che crescono nel mondo, ma tra élites portatrici di un consenso sul futuro, sull'innovazione, sulla ricerca, sul merito e la scoperta e quelle che vivono del passato, che sfruttano il danaro pubblico per far carriera, che dimenticano il bene comune in favore di coloro che li eleggono.
BENI CULTURALI: Sicilia, isola del tesoro?
Il testo discute la situazione economica e culturale della Sicilia, che è considerata una terra con grande potenziale di sviluppo, ma che è stata trascurata dalle istituzioni. Il testo critica la mentalità del popolo siciliano, che è caratterizzata da orgoglio fantastico e rassegnazione pratica, e che si concentra sulla sicurezza e sul lavoro per i figli. Ciò ha portato a una struttura sociale in cui ogni innovazione si spegne e ogni sussulto di novità si acquieta. Il testo sostiene che la classe dirigente è mediocre e che il sistema politico è caratterizzato da una lotta di tutti contro tutti.
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