Roma, 12 dic. (Adnkronos Cultura) - Svettava sulla cima del colle Campidoglio il tempio più importante e imponente di Roma, centro della politica espansionistica, luogo in cui si svolgevano i riti augurali propiziatori prima di una nuova guerra di conquista e quelli di ringraziamento dopo il trionfo: il Tempio del Giove Capitolino. Il massimo santuario della romanità, risalente al VI secolo a.C., a lungo interrato e dimenticato, torna ad essere uno dei simboli della città eterna grazie al progetto dell'architetto Carlo Aymonino per la nuova ala dei Musei Capitolini in Palazzo dei Conservatori: progetto pensato per restituire, finalmente, una collocazione degna al monumento equestre di Marco Aurelio. Terminata la copertura dello spazio interno del Palazzo dei Conservatori, il cosiddetto "Giardino Romano", e la ristrutturazione delle aree museali interessate dalla presenza del Tempio di Giove Capitolino, il progetto di Aymonino vede finalmente la luce dopo circa dodici anni di attese e di lavori e sarà inaugurata il 22 dicembre per aprire al pubblico il 23. La conclusione dei lavori della nuova ala è stata annunciata oggi in una conferenza presso la sala Pietro da Cortona, in Campidoglio e "completa il lungo lavoro intrapreso sui Musei Capitolini, aumentandone la superficie di circa un terzo e rendendoli tanto belli quanto non sono mai stati ha dichiarato Walter Veltroni, sindaco di Roma I musei di Roma sono stati quasi tutti riaperti e rinnovati, altri spazi saranno restituiti alla città grazie, ad esempio, al restauro di Villa Torlonia e Villa Borghese. Investire nella città e nella cultura significa creare ricchezza diffusa e posti di lavoro ed è proprio questo tipo di investimento ad aver creato le condizioni per la crescita economica della città". Il progetto è il frutto di una lunga storia iniziata tanto tempo fa, raccontata nei dettagli da Eugenio la Rocca, soprintendente ai Beni Culturali del comune di Roma, e da Anna Mura Sommella, direttore dei Musei Capitolini, insieme con Carlo Aymonino. Tutto ebbe inizio ventisei anni fa, quando, il 19 aprile del 1979, un attentato in Campidoglio dimostrò, assieme alla forte valenza politica del luogo, tutta la fragilità della statua del Marco Aurelio. Nel 1981, il complesso equestre fu trasferito presso l'Istituto Centrale del Restauro e solo dopo nove anni di lavori la statua poté tornare in Campidoglio, accompagnata dalla polemica tra chi volle il suo ritorno e chi, invece, riteneva che cavallo e cavaliere dovessero essere musealizzati per proteggerli da ulteriori danni. Si realizzò, allora, grazie a un complesso sistema informatico, una copia del monumento e fu così che l'autentico Marco Aurelio trovò, nel 1990, la poco regale collocazione in un angusto spazio dei Musei Capitolini. Proprio in quel periodo, Carlo Aymonino individuò, quale possibile sede per la statua, lo spazio che si trovava alle spalle di Palazzo dei Conservatori: il Giardino Romano. La sede fu scelta anche in virtù del fatto che proprio lì, nella seconda metà dell'Ottocento, si trovasse il padiglione destinato a raccogliere le opere rinvenute durante gli scavi all'Esquilino. Nella costruzione di quel padiglione, una sezione del Tempio di Giove fu malamente integrata nella struttura, divenendo un semplice muro divisorio. Il primo progetto prevedeva una totale copertura della zona comprendente i resti del Tempio di Apollo Sosiano e, tra 1990 e 1995, Aymonino vi colloca mentalmente il Marco Aurelio. Nel frattempo, nasceva la Centrale Montemartini, realizzata per accogliere, in maniera temporanea, le opere dei Musei Capitolini fino al termine dei restauri del complesso. Il risultato fu, però, così interessante che si decise di farne un museo permanente. Avendo ora più spazio a disposizione, il secondo progetto di Aymonino si definì in un'ampia esedra con il monumento equestre al centro, affiancato dalle opere rinvenute in Campidoglio nel corso del Cinquecento. Iniziarono gli scavi, convinti che nulla avrebbe fermato i lavori, essendo il Campidoglio una zona nota: ma il colle riservava ancora delle sorprese. Emozionato, Gianni Borgna, assessore alle Politiche Culturali del comune di Roma, ha partecipato alla presentazione della nuova ala, "un progetto iniziato dodici anni fa, quando i Musei Capitolini, in parte chiusi, vivevano una stagione di precarietà. Oggi il Campidoglio si presenta con spazi e servizi rinnovati e restaurati, anche grazie a questo progetto faticoso e faticato, perché (ma questo è il bello di Roma) durante i lavori sono emersi numerosi reperti". Ad emergere è stata una stratificazione contenente tracce di abitato dall'epoca del bronzo fino alla costruzione del Tempio di Giove, varie sepolture (celebre quella di "Romoletta", una bambina sepolta nel IX secolo a.C.), numerosi reperti e il muro perimetrale del Tempio di Giove, scoperta che ha permesso di datare la costruzione all'epoca di Tarquinio il Superbo. Lungo il perimetro del tempio, sono state individuate le celle delle tre divinità, Giove, Giunone e Minerva, testimoni della straordinarietà dell'edificio che misurava, sul lato lungo, 200 piedi (circa 60 metri). All'architetto è stato chiesto di inserire nel suo progetto una parte del Tempio, in modo da dare vita ad un museo che fosse, al tempo stesso, un monumento. Questo museo-monumento vedrà i visitatori camminare all'interno delle fondazioni del Tempio e, anche se nulla è rimasto delle decorazioni interne (addirittura le colonne marmoree del santuario furono utilizzate per costruire la Chiesa di Santa Maria della Pace), si potrà ammirare la statua equestre del Marco Aurelio, la Testa Bronzea di Costantino, le opere provenienti dagli scavi degli "horti" dell'Esquilino, i pezzi della collezione Castellani e le opere rinvenute durante gli scavi in Campidoglio. La nuova ala espositiva, infatti, comprende non solo il Giardino Romano, ma anche le zone attigue recuperando, così, circa 300 metri quadri che saranno ulteriormente ampliati in seguito ai lavori dal Museo Nuovo di Palazzo Caffarelli.