Credito Sarà un fine anno su due fronti: in gioco anche l'emendamento Eufemi che potrebbe mutare il profilo di controllo di alcuni tra i maggiori gruppi bancari Il 31 dicembre scade il bonus fiscale della legge Ciampi. Ma c'è chi studia per avere lo sconto e mantenere il controllo Diciannove giorni che potranno cambiare un mondo. Quello piccolo e ricco delle Fondazioni di origine bancaria, chiamate da qui a fine anno all'esame di due scadenze che hanno la potenzialità di mutare, per l'ennesima volta, il loro profilo. La prossima settimana, mercoledì 21, in aula a Montecitorio si voterà la legge sul risparmio che tra l'altro prevede, attraverso l'emendamento Eufemi, il congelamento per le Fondazioni dei diritti di voto in assemblea per la quota che eccede il 30 per cento del capitale delle banche d'origine. Mentre dieci giorni dopo, l'ultimo dell'anno, viene a scadere la proroga alla legge Ciampi che prevede l'esenzione fiscale per quelle Fondazioni che cederanno quote azionarie delle banche d'origine. In vista delle due scadenze, molti stanno muovendosi. Nessuno vuole farsi trovare impreparato la prossima settimana davanti a possibili novità normative e così si mettono a punto sofisticati piani di ingegneria finanziaria. L'ideale sarebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, magari cedendo le azioni a società comunque controllate. Mentre il bonus fiscale di fine anno - un ipotetico risparmio che potrebbe complessivamente arrivare a 2.100 miliardi di euro - interessa soprattutto le Fondazioni di Verona, Torino e Sanpaolo, ovvero gli azionisti di Unicredit e Sanpaolo Imi, per un risparmio fiscale di quasi 700 milioni di euro. Siena, Genova e Firenze sono invece le Fondazioni che - detenendo oggi più del 30 delle azioni di, rispettivamente, Montepaschi, Carige e CariFirenze - potrebbero venir penalizzate dall'emendamento Eufemi. Le due scadenze, inoltre, appaiono ad alcuni direttamente collegabili: il congelamento dei diritti di voto in assemblea - o altre novità normative - potrebbe convincere gli incerti a vendere le azioni e a incassare il bonus fiscale. Bonus che nasce proprio dalla legge Ciampi (la 461 del 1998) e dal successivo decreto applicativo del 1999 (n 153). Queste norme hanno sostituito l'iniziale obbligo di detenere la maggioranza del capitale sociale delle banche conferitarie con una opportunità opposta: un regime di neutralità fiscale per le plusvalenze realizzate con le dismissioni entro il 15 giugno 2003. Scadenza poi fissata al prossimo 31 dicembre e che qualcuno vorrebbe ulteriormente prorogare. Lo scenario dei possibili sviluppi da qui a fine anno appare estremamente complesso. La politica si intreccia con la finanza e quella che rischia di apparire come una lontana disputa di potere (più o meno del 30 per cento? Incassare il bonus o restare azionisti?), avrà riflessi a cascata su molte attività. Al punto che si evidenzia un'incongruenza. «L'Italia - dice Domenico Siniscalco, ex ministro dell'Economia e oggi docente a Torino - continua a restare un Paese con enormi capacità di risparmio, ma dove paradossalmente non esistono canali che uniscano questa capacità di accumulazione del risparmio agli investimenti. Ci vuole un forte impegno perché nei prossimi anni questi collegamenti vengano aperti». Saranno le Fondazioni a farlo? Un ruolo istituzionale lo rivendica Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, l'associazione di categoria. «Le fondazioni sono a tutti gli effetti degli investitori istituzionali. Grandi banche straniere siedono al nostro fianco in importanti consigli di amministrazione, da Santander ad Abn e Crédit Agricole. E per tutti siamo partner affidabili, con cui condividere un obiettivo, quello di far rendere al massimo il rispettivo investimento. Perché è da quel rendimento che deriva poi la seconda parte della nostra attività, quella più legata agli interventi sul territorio. Per questo vogliamo manager capaci, che sappiano dare valore al titolo e che distribuiscano ricchi dividendi, perché sono quelli che ci servono per le nostre erogazioni». Dodici anni di bilanci hanno portato le Fondazioni ad erogare 7,354 miliardi di euro, toccando molti settori, dalla famiglia alla protezione civile, dalla ricerca scientifica ai beni culturali. Con qualche concessione ad attività meno nobili, ma con un indubbio attaccamento al territorio di origine. «Bisogna far cantare le cifre», dice Guzzetti, sapendo che già le Fondazioni sono riuscite in un primo «miracolo». Quello di ammortizzare gli interessi della politica rispetto agli affari - complici due sentenze della Corte costituzionale - tanto che le temute intromissioni sono state minime e tollerabili. Al punto che quello che era un «mostro» generato dalla volontà del legislatore, oggi - in assenza di investitori istituzionali, in primis i fondi pensione - può qualificarsi come elemento stabilizzatore del sistema capitalistico all'italiana. Almeno per i prossimi diciannove giorni.
Le Fondazioni, la botte piena e la moglie ubriaca
Il 31 dicembre scade il bonus fiscale della legge Ciampi, che prevede l'esenzione fiscale per le Fondazioni di origine bancaria che cederanno quote azionarie delle banche d'origine. Inoltre, la prossima settimana si voterà la legge sul risparmio che prevede, attraverso l'emendamento Eufemi, il congelamento per le Fondazioni dei diritti di voto in assemblea per la quota che eccede il 30 per cento del capitale delle banche d'origine. Le Fondazioni di Verona, Torino e Sanpaolo potrebbero incassare un risparmio fiscale di quasi 700 milioni di euro, mentre quelle di Siena, Genova e Firenze potrebbero essere penalizzate dall'emendamento Eufemi.
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