La polemica. Il prof. Kemp critica il numero dei "siti" e la facilità di designazione Le "possibili" candidature sono: Valdagno città sociale e l'archeologia industriale di Schio Ma potrebbero avere delle chances anche le fortificazioni della prima guerra mondiale Le accuse sono pesanti: «L'Unesco - titolavano e spiegavano nei giorni scorsi i maggiori quotidiani di mezzo mondo - elargisce con troppa facilità l'importante qualifica di "Patrimonio dell'umanità", quello che pratica è un "franchising", non fa cultura ma la lascia fare dopo aver concesso la licenza ai diversi "outlet"». E a Vicenza non potevano non fischiare le orecchie: di "licenze" per "vendere" tutti i beni architettonici con marchio Andrea Palladio ne ha ricevute due (anzi una più un'estensione, come quando si ottiene l'ingrandimento di un supermercato). Naturale quindi che ci si interroghi su quanto conti realmente l'inserimento del centro storico cittadino e delle ville palladiane sparse per il Veneto nella famosa lista e che ci si chieda se quella che Vicenza sta cercando di spendere per portare turisti in città non sia veramente una moneta inflazionata. Tra l'altro a sollevare il coperchio sull'Unesco, che è l'Organizzazione delle Nazione Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, non è stato un Pinco Pallino qualunque, ma lo storico dell'arte tedesco Wolfgang Kemp, professore all'università di Amburgo, con incarichi ad Harvard, all'Ucla e al Getty Research Center di Los Angeles. Il quale, dopo aver aver bocciato la sproporzione tra le spese per l'organizzazione dei programmi e quelle per realizzali (sarebbero rispettivamente il 45 per cento e il 55), ha anche criticato aspramente la lista degli attuali 812 siti mondiali da tutelare e nobilitare, prendendo lo spunto da una delle nuove 17 entrate che come tedesco conosce bene ovvero il Limes, i 550 chilometri da Coblenza a Ratisbona, che nel secondo secolo dopo Cristo rappresentavano il confine orientale dell'impero romano. Kemp, nelle quindici pagine del suo "rapporto non richiesto sull'Unesco", ha specificato: «Il Limes oggi è una serie discontinua di fortificazioni diroccate, spesso inesistenti, qualche volta ricostruite, visitate da appassionati e da mucche al pascolo: la sua protezione è la prova che l'Unesco concede il suo prezioso sigillo con troppa facilità». Ma Vicenza, quando concorda e quanto dissente da questo "j'accuse"? Della prima "nomination" della città del Palladio, quella del 1994, uno dei padri era stato, con il marchese Giuseppe Roi, Vladimiro Riva allora commissario straordinario dell'azienda di promozione turistica, il quale lo stesso impegno per l'estensione della "nomination" delle ville palladiane disseminate nel Veneto l'aveva profuso nel 1996, assieme a Mauela Dal Lago allora vicepresidente dela Provincia. E Riva, che ora è amministratore delegato di "Vicenza è", il consorzio tra enti pubblici e privati per la promozione turstica di città e provincia, su un punto è d'accordo: «Sì, l'Unesco è un organismo elefantiaco, che farebbe bene a spendere di meno per la struttura organizzativa e dovrebbe destinare più soldi alla tutela e al restauro dei beni protetti». - Ma è vero che è facile entrare nella famosa liste dei tesori dell'umanità? «In base all'esperienza di noi vicentini, direi proprio di no: la seconda volta le carte a Parigi le abbiamo portate personalmente io e la presidente della Provincia: erano una montagna. E i funzionari dell'Unesco le hanno esaminate con molto rigore». - Il prof. Kemp dice che la qualifica di "patrimonio dell'umanità" è inflazionata. «Non mi sembra. I siti della lista mondiale sono 812, con Cina, India e tutti i Paesi del medioriente che sono sotto rappresentati. Manca del tutto ad esempio la Libia, che è ricchissima di testimonianze romane». - E l'Italia? «Nell'elenco Unesco ci sono 43 siti, sulla cui unicità non si può discutere. Semmai io mi pongo una domanda: se è vero quel che comunemente si dice, cioè che il nostro Paese possegga il 60 per cento di tutti i beni culturali del mondo, non mi sembra che la presenza dell'Italia nella "World Heritage" sia...eccessiva». - Il Veneto e Vicenza però sono ben rappresentati. «Se prendiamo come metro di giudizio l'unicità, non credo che ci sia da ridire sull'inclusione dell'orto botanico di Padova, su Venezia e la sua laguna, sui centri storici di Verona e di Vicenza palladiana. Anzi condivido la recente candidatura delle Dolomiti, come credo che nella lista in futuro potrebbero essere inseriti anche i manufatti e le fortificazioni altopianesi della Grande Guerra, l'archeologia industriale di Schio e la città sociale di Valdagno ideata e voluta da Gaetano Marzotto».