Le voci del 'mall', il più grande centro commerciale della città, che in età imperiale si chiamava macellum, risuonano mentre si attraversa il chiostro del convento di San Lorenzo Maggiore, che incrocia la 'Città della domenica'. Si sale la scala che porta ai quattro livelli del Museo dell'Opera del complesso monumentale, da mercoledì aperto tutti i giorni (tranne lunedì) 9.30-17.30, biglietto 4 euro, dopo un restauro di 11 anni. San Lorenzo, o la macchina del tempo: restando nello stesso quadrato di terra, si attraversano 2000 anni di storia. Mentre l'orologio dei secoli gira, ecco le taberne trasformarsi in case e lavanderie. Ora siamo nel VI secolo: dal consumo alla preghiera, il mercatone diventa basilica paleocristiana. Prima si venerava Marte, ora il culto è di San Lorenzo: all'ultimo piano del museo un reliquiario conserva un pezzo di adipe e sangue del santo 'grigliato'. Ma arrivano gli Angioini che portano il profumo di Francia nell'Assisi di Napoli. Siamo nel 1234, la stessa fetta di terreno che confinava con il teatro romano e conteneva il Foro, ora è basilica dei seguaci di Francesco. Il palinsesto di Napoli, città-marmellata, dove ogni epoca ha lasciato la sua orma, è svelato tra le mura e i sotterranei di san Lorenzo Maggiore. Regione, Comune e soprintendenze hanno lavorato per realizzare un museo che spiegasse la storia di un complesso monumentale unico al mondo e allo stesso tempo restituisse la visione 'urbanistica' del territorio. La vita materiale, i giorni del basso Medioevo ci si dispiega davanti nelle vetrine, attraverso la ceramica che subisce l'evoluzione degli anni, si fa più bella, invetriata, con l'immagine di un cavaliere che regge tra le braccia una fanciulla, forse con la coda: una sirena? Nella guida edita da Esi i secoli sono passati in rassegna da tutti gli autori della ricostruzione di San Lorenzo e del museo, un pool eccezionale di archeologi, architetti, storici dell'arte come Stefano De Caro, Daniela Giampaola, Vittoria Carsana, il soprintendente Enrico Guglielmo (che è autore delle sale funzionali che ospitano l'allestimento), Roberto Middione. S'arriva alle sale medievali: cavalieri dormienti dell'ordine del Nodo, un crocifisso gotico drammaticamente espressionista. Sei e Settecento danno tele di Curia, Marullo, Vaccaro, Finoglia. Poi gli arredi, le statue devozionali, i pastori che hanno già riscosso successo in una tournée regionale americana. Come ha detto De Caro, che con Bassolino, Guglielmo, Nava e altri ha inaugurato, sarebbe piaciuto a Padre Giovanni Recùpido, che salvò ogni frammento durante scavi meno attenti di quelli di oggi, e a Giancarlo Alisio, che queste pietre conosceva una per una.