CONVEGNO A BITONTO. Sulla tutela del centro storico Anche la storica dell'arte Mimma Pasculli e l'architetto Umberto Kuhtz contrari al progetto di parcheggio interrato. Un appello alla Soprintendenza Se avessi saputo che il parcheggio interrato in piazza Moro sarebbe stato giustificato anche come supporto alla Galleria Devanna, la mia collezione non l'avrei donata al Comune di Bitonto». Mino Devanna, professore di letteratura inglese e storia del cinema all'Università di Urbino, ma soprattutto colui che ha donato la propria collezione d'arte al Ministero dei beni culturali per farne una pinacoteca nel palazzo Sylos-Calò, è sceso di nuovo a Bitonto per riaffermare la sua netta contrarietà al parcheggio in un convegno organizzato e moderato da Gino Ancona e al quale hanno partecipato anche la Mimma Pasculli, storica dell'arte dell'Università di Bari, l'architetto Umberto Kuhtz, già sindaco di Bitonto ('94-'98) e Andrea Laterza dell'associazione «Mola democratica». «Stiamo ricadendo in un bruttissimo malinteso - ha spiegato Devanna - quello di pensare che si modernizzi attraverso la distruzione del passato. Questo accadeva durante gli sventramenti fascisti che hanno fatto perdere opere importantissime all'Italia per dare clamore al senso declamatorio del regime privo di contatto con la storia. E succederà anche per piazza Moro che costituisce la memoria storica di questo paese, dal mercato bracciantile ai grandi comizi politici, dagli incontri tra ragazzi ai tanti fidanzamenti consumatisi. E che dire della scelta di soppiantare il leccio, che orna tutte le piazze della Puglia perché si usava giustamente impiantare piante sconosciute al territorio e per questo preziose, invece degli ulivi che basta fare 100 metri e se ne trovano milioni? Ed infine la questione traffico: in tutte le città si tenta di portare fuori le macchine e di pedonalizzare il centro storico, mentre in questo caso si fa il contrario». Parole che hanno trovato l'avvallo convinto di Mimma Pasculli, docente di Storia comparata dell'arte dei Paesi europei: «Secondo il Codice Urbani ogni bene pubblico con più di 50 anni è culturale e figuriamoci per piazza Moro che di anni ne conta più di 300. Nata come «largo borgo» con l'importantisslma funzione di collegare i vari assi viari: dalla via dei Cappuccini a via Repubblica e il Corso, lungo i quali si espandeva la città oltre il borgo antico. Grazie alla chiusura con il convento e la chiesa settecentesca di San Francesco (ma già esistente nel 1542, ricostruita nel 1625 e nel 1702), costituisce un fondale di prospetto sul largo del Borgo, davanti alla Porta Baresana che fa da pendant tra le due piazze (Moro e Cavour). Tutto questo disegno urbanistico verrebbe distrutto. Inoltre, l'indicazione urbanistica specifica che i parcheggi vanno realizzati «a ridosso del centro storico», cioè all'esterno del centro storico, dunque per Bitonto al di là della Villa ottocentesca del grande slargo esistente». L'architetto Kuhtz ha ricordato, dal canto suo, che all'epoca della redazione del Piano regolatore, nel '76, fu deciso appunto di salvaguardare la Bitonto sette-ottocentesca di piazza Moro, rientrante nel centro storico, dai progetti di nuova edificazione già pronti e che già nel 1864 il Consiglio comunale aveva incaricato gli architetti Masotino e Comes di innestare il più possibile attraverso gli assi viari il borgo antico con la nuova espansione. La professoressa Mariella Basile dell'Università di Bari, infine, ha sollecitato le soprintendenze ad assolvere al loro ruolo costituzionale di tutela del nostro patrimonio culturale.