«Sono giorni che compongo invano tutti i numeri di telefono dei dirigenti dei musei e del ministero: squilla; sembra che le centrali funzionino, ma non siano collegate alle singole utenze», dice l'architetto Roberto Parapetti, direttore scientifico del Centro scavi di Torino da cui, a Bagdad, è sorto l'Istituto italo-iracheno d'archeologia: «Non riusciamo ad saper nulla nemmeno della mezza dozzina di dipendenti iracheni dell'Istituto». Così, «la prima cosa da fare è riuscire a quantificare i danni, che sappiamo già essere terribili, compiuti dalle razzie, certamente anche preordinate e organizzate, a Bagdad e non solo. Penso, ad esempio, a quanto può essere successo a Mossul, a Ninive: non ho quasi il coraggio d'immaginarlo». Giuseppe Proietti, direttore generale per l'archeologia al ministero dei Beni culturali, mostra 14 volumoni di foto, a luce radente: «La campagna completa, compiuta a luglio e a settembre dagli esperti dell'Istituto centrale del restauro di Roma, dei bassorilievi in alabastro nel palazzo di re Sennacherib, a Ninive. Non vorrei che queste foto restassero l'ultima testimonianza di un altro tesoro distrutto. Per la quantità enorme di bombe che s'è riversata su quel luogo, e magari non solo». Magari anche i vandali, o i ladri d'arte. «Ninive è un bacino archeologico immenso», spiega Paolo Matthiae, scopritore di Ebla e preside alla Sapienza, che alla città ha dedicato uno dei suoi numerosi libri, edito da Electa: «Un'estensione vastissima; la città era circondata da mura lunghe 12 chilometri, con 15 porte urbiche». Il sito fu scavato nell'Ottocento dall'inglese sir Austen Herry Layard: «Per questo molti grandi rilievi di Sennacherib si trovano al British Museum», dice Proietti; «ma gli iracheni, una ventina d'anni fa, hanno ripreso gli scavi, e rinvenuto altre lastre magnifiche, alte fin quasi tre metri: quelle che l'Istituto centrale di Roma progettava di restaurare, e ha documentato con minuzia, anche nei danni del tempo; gli iracheni avevano allestito una copertura precaria, ormai danneggiata: temperature fino a 70 gradi». Nell'Ottocento l'archeologia dell'Iraq è stata assai depredata da chi l'aveva scavata e rinvenuta: la porta di Ishtar è a Berlino, e non più a Babilonia; i rilievi del palazzo di Khorsabad, ritrovati dal console francese Emile Botta, sono al Louvre; moltissimo è al British. «A Bagdad, restano solo le scoperte compiute nel secondo Novecento dagli archeologi locali», continua Proietti. «Come gli eccezionali gioielli delle quattro tombe scavate a Nimrud: ori e argenti da parata di principesse, di due sappiamo anche i nomi», dice Matthiae. «Già: non siamo rassicurati nemmeno sulla sorte di un tesoro di tale importanza», chiosa Parapetti: «Dal 1991, era stato ricoverato nel caveau della banca centrale irachena; chissà se esiste ancora; chissà se ha subito dei danni». Proietti guarda l'unico catalogo che gli iracheni hanno pubblicato di quest'immenso tesoro: «Avevamo già stabilito una mostra alle Scuderìe del Quirinale, a Roma». Sono corone, collane, tanti orecchini e pendenti, sigilli, statuine dorate, altri vari monili, «di un'incredibile ed assoluta modernità». Sembra di sfogliare, talora, un catalogo di Bulgari, «Credo -riprende Proietti- che quando, attraverso i Fenici, questa civiltà si è affacciata sul Mediterraneo, da questi gioielli sia sorta la fase orientaleggiante dell'arte etrusca e romana». E poi, ricorda i suoi cinque, recenti viaggi: «A Sud, nella città di Abramo, la celeberrima Ur, cosi come Ninive è quella del profeta Giona, mi permisero di salire sulla zìqqurat, famosa piramide a gradoni, ma non di fotografare: tutt'attomo, era pieno di zone militari segrete. Forse, però, non segrete per gli americani: non oso pen- sare a cosa può essere successo». Per intanto, succede che la razzia di Bagdad («preordinata e organizzata», ripete Parapetti) approda già ai terminali del commercio clandestino internazionale, che da tempo offre i reperti spariti nel 1991: «Sul nostro sito, che chiunque può consultare in internet, ce ne sono almeno 700 cui, in tutto il mondo, si sta dando la caccia», dice Ugo Zottin, generale dei carabinieri che dirige lo speciale reparto per la tutela dell'arte. Per fine mese, il British museum ha invitato a Londra i direttori dei massimi musei al mondo (Metropolitan, Louvre ecc.), per costituire un "cartello" impegnato anche a scambiarsi sempre ogni informazione; e l'Interpol, per il 5 e 6 maggio, ha convocato un summit a Lione. «Ma finché non conosceremo esattamente i danni, resterà soltanto un'immensa e terribile angoscia», conclude Giuseppe Proietti.
Timori per i tesori di Nimrud e Ninive
L'archeologo Roberto Parapetti, direttore scientifico del Centro scavi di Torino, ha espresso preoccupazione per i danni subiti dai musei e siti archeologici iracheni a seguito delle razzie. Ha notato che non è possibile contattare i dipendenti iracheni dell'Istituto italo-iracheno d'archeologia a Bagdad e che la prima cosa da fare è quantificare i danni. L'archeologo Giuseppe Proietti, direttore generale per l'archeologia al ministero dei Beni culturali, ha mostrato foto di danni subiti a Ninive, una città irachena, e ha parlato di un tesoro di importanza incredibile che potrebbe essere stato distrutto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo