Da oggi, per quattro giorni, si aprirà in città un confronto tra artisti, esperti, direttori di museo e responsabili delle passate edizioni della manifestazione. Il presidente Croff: «Ridefiniamo la nostra identità per arricchirla» Venezia A 110 anni dalla sua fondazione la Biennale di Venezia guarda al suo futuro con un momento di riflessione sullo stato e le prospettive della creatività, dell'organizzazione e dell'economia dell'arte contemporanea. Dai tempi della sua nascita il mondo e l'arte hanno subito numerose trasformazioni e la Fondazione sente che è arrivato il momento di guardare indietro e considerare attentamente il passato per meglio adattarsi alle circostanze emergenti, pur senza smettere di volgersi al futuro, verso nuove metamorfosi. Per questo motivo la Biennale intende celebrare il suo centodecimo anniversario con un simposio internazionale che, da oggi a lunedì 12 dicembre, riunirà a Venezia, all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Palazzo Cavalli Franchetti), un gruppo di trenta esperti, tra i quali storici dell'arte, direttori di museo, curatori delle passate edizioni della Biennale (come Bonami, Bonito Oliva, Carandente, Celant, Eclair, Martinz), critici e studiosi appartenenti agli altri campi del sapere, tra cui filosofia, antropologia, economia e sociologia. Il tema sarà "Modernità molteplici e salon globale: dove i mondi dell'arte si incontrano", il curatore scelto è Robert Storr, il direttore della prossima edizione della rassegna artistica. I partecipanti avranno il compito di riflettere su ciò che era la Biennale in origine, su ciò che è diventata nel corso delle sue tante "incarnazioni", su quale potrebbe essere il suo futuro. «La Biennale ha una storia talmente ricca, bella, importante, per cui bisogna partire da lì - spiega il presidente Davide Croff -. Dagli inizi è radicalmente mutata, più e più volte, pure mantenendo inalterata, da quell'epoca, la matrice internazionale dei suoi esordi. Configurata a modello oramai ripetuto in tutto il mondo, per tutto il secolo e ancora oggi, la Biennale ha mantenuto centralità, autorevolezza e riferimento costante per il mondo dell'arte». Cosa vi spinge a compiere una riflessione in questo particolare momento? «Oggi siamo testimoni e responsabili di una particolare fase storica della sua vita - puntualizza Croff -, e abbiamo sentito il dovere e la necessità di accompagnare questa nuova fase con una riflessione sullo stato e sulle prospettive dell'arte contemporanea. Siamo convinti che il ruolo della Biennale debba essere oggi e una volta ancora ridefinito e precisato, adeguato ai paesaggi che si configurano, e di fronte ai quali abbiamo intrapreso in questi anni nuove e diversificate progettualità». Il presidente cita così un famoso brano delle Confessioni di Sant'Agostino: «"Viviamo in contemporanea tre tempi: il presente del passato (che è la storia); il presente del futuro (che sono le nostre aspettative) e il presente del presente (che sono le visioni)". Ridefinire il ruolo della Biennale di Venezia (e non solo delle sue Esposizioni di Arti Visive) vuoi dire rinnovarne le strategie. Per una istituzione culturale, il concetto di cambiamento e di rinnovamento strategico comporta una concezione specifica dell'innovazione, che non ha relazioni con il mondo della produzione: mentre i prodotti si ridisegnano, le culture invece si arricchiscono e si moltiplicano». Insomma, la Biennale si accinge a voltare pagina? «Ridefinire le caratteristiche della nostra identità - conclude Croff - non significa rinnegare la nostra storia, ma rileggerla e arricchirla rispetto al presente, in relazione a quanto sta mutando il mondo che ci circonda. Abbiamo posto al centro della nostra azione la volontà di riassumere come Istituzione un forte ruolo di indirizzo rispetto alla nostra stessa identità: reinterpretando in chiave moderna i concetti di committenza, esplicitando le funzioni per la crescita e lo sviluppo dei contesti nazionali entro cui la Biennale gioca, volta a volta, la propria identità e capacità di creazione di valori».