Operazione della Finanza, coinvolto un calciatore Ricettazione e furti su commissione: quindici indagati La premiata ditta ordinava furti di ogni genere e rivendeva al mercato nero opere d'arte e armi, escavatori e strumenti per l'edilizia con la stessa facilità. È una organizzazione criminale di una quindicina di persone, tra cui due commercianti, la banda di ricettatori individuata dal Gruppo operativo antidroga (Goa) della Guardia di finanza di Genova, al culmine di un'inchiesta su un traffico di stupefacenti condotta dal sostituto procuratore Francesca Nanni, della direzione distrettuale antimafia. Nei giorni scosi il magistrato ha ordinato una ventina di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici degli indagati. I finanzieri hanno raccolto prove e oggetti di vario genere ancora sotto esame, tra cui un ingente quantitativo di gioielli di origine sospetta e delle munizioni custodite clandestinamente. Sui particolari dell'indagine c'è il più assoluto riserbo. Da indiscrezioni pare che gli investigatori della Fiamme gialle fossero sulle tracce di un certo numero di opere d'arte del '500 trafugate negli anni scorsi all'interno di chiese genovesi, pronte per essere avviate al mercato nero del bello e dell'antico. Non solo. Come in molte delle recenti inchieste sul mondo degli stupefacenti e del malaffare, anche nelle carte di questa inchiesta appare il nome di un noto calciatore della Sampdoria. Ma il suo ruolo, allo stato attuale, sarebbe marginale: i finanzieri hanno perquisito l'automobile di grossa cilindrata che l'atleta blucerchiato aveva da poco venduto a uno degli indagati. Sull'esito del controllo nulla è dato sapere. L'ambito territoriale nel quale si muove l'inchiesta è piuttosto ampio e va dal Basso Piemonte al levante genovese, investendo persone di varia estrazione sociale tutte legate dalla stessa appartenenza all'organizzazione criminale specializzata in furti e ricettazione, l'indagine della direzione distrettuale è partita dall'individuazione di una gang dedita al traffico di droga in ambienti della Genova bene. Ma presto l'attenzione degli investigatori è stata attirata dalle attività nelle quali la gang reinvestiva i ricavi, ingenti, ottenuti dalla vendita degli stupefacenti, cocaina in particolare. Attività del genere più diverso che moltiplicavano i proventi del sodalizio. La gang e i patrimoni personali di ogni singolo componente sono stati tenuti sotto controllo per oltre due anni dai militari del Goa e del Nucleo regionale di polizia tributaria, agli ordini del colonnello Massimo Grillo, allo scopo tra l'altro di perseguire anche i reati di natura economico finanziaria eventualmente commessi. Mentre si tessevano le fila dello smercio di stupefacenti tra il Basso Piemonte e il levante genovese, grazie a intercettazioni e pedinamenti, sono stati raccolti elementi che riconducevano gli indagati a una serie di furti su commissione all'interno di un certo numero di cantieri edili. Furti da diverse migliaia di euro che miravano a costose attrezzature da rivendere al mercato nero. Inoltre la banda, dimostrando eccletticìtà e spregiudicatezza, si dedicava anche a incursioni in chiese finalizzate all'asportazione di preziose opere d'arte, tele e sculture per lo più appartenenti al XVI secolo. Nelle perquisizioni dei giorni scorsi i finanzieri, alla ricerca degli oggetti trafugati, si sono trovati di fronte a munizionamento non dichiarato che apre scenari anche sul fronte del traffico d'armi.