ROMA Ridurre il rapporto debitoPil a colpi di dismissioni immobiliari e privatizzazioni, attingendo in maniera massiccia al patrimonio dello Stato si può fare, sì, anche e soprattutto con progetti bipartisan perché qualsiasi seria soluzione radicale taglia-debito inciderebbe sulla ricchezza colleniva e avrebbe bisogno di ampi consensi. Ma le misure siraordinarie di alienazione devono essere accompagnate da una rigorosa gestione della finanza pubblica e realizzate con la massima trasparenza. Va evitato nel modo più assoluto di svendere ricchezze nazionali, mettere a rischio la credibilità del Paese, nascondere cessioni finte, architettare trucchi o illusionismi, minare la fiducia dei risparmiatori. Per tutti questi motivi, la risposta a oscure superholding e sub-holding taglia-debito è "NO". No al maxi-contenitore di asset mobiliari e immobiliari pubblici, no al conglomerato tuttofare, no alle scatole cinesi, no al "calderone", no al "mostro pubblico". È questa la corrente di pensiero che si sta formando all'interno dell'Unione, mentre il ministero dell'Economia continua a soppesare i pro e i contro della creazione di una superholding posta fuori dal perimetro della pubblica amministrazione alla quale cedere fino a 400 miliardi di asset dello Stato, immobili, crediti, concessioni e partecipazioni azionarie. Secondo fonti bene informate, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sta valutando l'opportunità di un'operazione straordinaria di riduzione del debito pubblico, in attesa del verdetto tecnico sugli studi di fattibilità presentati da un gruppo di banche italiane ed estere al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, Tremonti sarebbe intenzionato a portare avanti un progetto di questo tipo, di dimensioni senza precedenti, solo sotto il cappello "bipartisan". Ed è proprio sull'iniziativa bipartisan che il ministro dell'Economia potrebbe raccogliere i maggiori consensi- «È un approccio corretto ha commentato Linda Lanzillotta, esponente della Margherita perché un'operazione taglia-debito di grandi dimensioni andrebbe a incidere sulla ricchezza collettiva». In quanto alla superholding, però, in mancanza di un Libro Bianco o un Libro Verde dal Governo, in assenza di una proposta firmata Mef, l'Unione sta studiando la proposta lanciata dal Prof. Giuseppe Guarino; una spa-contenitore, fuori dalla pa, con immobili, crediti e partecipazioni azionarie dello Stato fino a 430 miliardi di euro. Questa formula negli ambienti della sinistra non piace, non piace affatto- «Un'operazione di questo tipo è contraria a quanto hanno fatto gli Usa e stanno facendo Germania e Giappone; smontare le holding che nascondono inefficienze ha tuonato Natale D'Amico ex-dirigente della Banca d'Italia ed ex-sottosegretario al Tesoro con ministro Carlo Azeglio Ciampi . La superholding vengono apprezzate poco dai mercati. soprattutto quando controllano altre sub-holding. Valgono meno come quotazione in Borsa rispetto al valore dei singoli asset al loro interno. La strada maestra è vendere i beni singolarmente». Per D'Amico, superholding è sinonimo di svendita dei beni pubblici, opacità. La sinistra, nel suo manifesto elettorale, ha già scritto a lettere cubitali la parola "trasparenza" nella gestione dei conti pubblici- Così, è opinione diffusa nell'Unione che un maxi-contenitore per ridurre il debito sia un modo per «fare vendite finte», «per nascondere la polvere sono il tappeto», per "celare spese pubbliche», per "fingere di cedere il controllo». Tutto questo, in un momento in cui l'Ilalia è sorvegliata speciale dalle agenzie di rating Standard Poor's e Fitch che minacciano il declassamento, sarebbe altamente controproducente, fa presente Linda Lanzillotta, che teme una Parmalat2 in assenza di asset pubblici facilmente liquidabili e con adeguata redditività. Più possibilista Roberto Pinza, della Margherita. «Non ho obiezioni in linea di principio ma ritengo necessario fissare alcuni paletti: eliminare qualsiasi gigantismo, evitare di mettere immobili e azioni nello slesso calderone. Con la cessione di proprietà immobiliari si può fare cassa, mentre con le partecipazioni industriali occorre fare politica industriale».
Unione: no alla superholding. Sì a progetti bipartisan ma niente mostri pubblici
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sta valutando un progetto bipartisan per ridurre il debito pubblico attraverso la creazione di una superholding posta fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. La superholding sarebbe destinata a ricevere fino a 400 miliardi di asset dello Stato, tra immobili, crediti e partecipazioni azionarie. L'Unione sta studiando la proposta, ma la sinistra non la apprezza, considerandola un modo per fare vendite finte e nascondere la polvere. Alcuni esponenti della sinistra, come Linda Lanzillotta, temono che un'operazione di questo tipo potrebbe incidere sulla ricchezza collettiva e mettere in pericolo la credibilità del Paese.
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