Raccontare attraverso i reperti archeologici, i dipinti, i frammenti di maioliche la storia del complesso di San Lorenzo Maggiore e, quindi, di Napoli. Con questo scopo è nato il museo dell'Opera di San Lorenzo Maggiore, il più grande museo della parte antica di Napoli, inaugurato oggi alla presenza del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Il complesso di san Lorenzo si trova nell'antica area dell'agorà greca, poi foro romano, cuore delle attività cittadine. Alla fine del V secolo d.C., in seguito ad una alluvione, rimanendo interrata la strada greco-romana, venne costruita prima la basilica paleocristiana e poi nel Duecento la chiesa gotico francese. Proprio dai lavori di scavo e restauro, che nel Novecento hanno permesso di recuperare l'edificio e l'antica via, oggi visitabile, gli archeologici hanno recuperato i reperti che formano la parte archeologica del museo. Il museo rappresenta per il presidente Bassolino una tappa dal "grande significato storico, artistico e culturale. Con questo museo offriamo ai cittadini e ai turisti l'opportunità di conoscere meglio la storia plurimillenaria di San Lorenzo Maggiore, uno dei luoghi più straordinari della nostra città. Un'area dove, in ogni angolo, si intrecciano storia sacra e storia civile". Dopo aver ricordato la storia del complesso di San Lorenzo, dall'agorà greca al foro romano fino alla "svolta" francescana, il presidente Bassolino sottolinea che "fu proprio a san Lorenzo Maggiore che avvenne la riunione del primo Parlamento del Regno di Napoli". Ma l'apertura del museo rappresenta soprattutto "un ulteriore passo in avanti - aggiunge il presidente della Regione Campania - nel potenziare l'offerta museale, ampia e di qualità, e per valorizzare la zona dei Decumani". L'allestimento, curato dai tecnici delle Soprintendenze per i Beni archeologici e per i Beni architettonici e storico-artistici coordinati da Enrico Guglielmo, è su quattro livelli. Il museo non avrà una gestione statale, ad occuparsene saranno i frati minori conventuali. Il primo livello, che raccoglie reperti archeologici trovati sia nell'area degli scavi sia in quella del teatro, intende dare al visitatore l'idea della riutilizzazione dell'antico: capitelli e frontoni, ad esempio, di età paleocristiana riutilizzati poi in età angioina. Ma obiettivo della prima sezione del museo è anche inquadrare topograficamente la città antica: è un'archeologia urbana che vuole dare il senso della città. Il secondo e terzo livello sono composti da materiale proveniente dalla chiesa e dal convento. Quadri, sarcofagi e sculture selezionate tra tante finite nel deposito, poi restaurate e allestite con criterio cronologico. E' dei primi anni del Trecento la "Madonna con bambino in trono" di Montano d'Arezzo, pittore alla corte angioina, al 1330-1340 risale, invece, un crocifisso, opera di un anonimo scultore della Scuola napoletana.