Non c'è pace nei musei, nemmeno dopo il boom di Pasqua e Pasquetta. Una settimana fa la firma dell'accordo che ha scongiurato in extremis il rischio di chiusura nei giorni di festa: ma già tornano a spirare venti di sciopero, e ancora una volta è Napoli l'avamposto della protesta. Minacciano dì fermarsi dal 1 maggio in poi i dipendenti di San Martino, la vertenza potrebbe allargarsi anche a Capodimonte e Castel Sant'Elmo. Tra i lavoratori c'è forte preoccupazione che gli impegni economici presi in sede romana non vengano rispettati. Il pagamento degli arretrati, da corrispondere al cinquanta per cento entro la fine di questo mese e per la restante parte entro il 31 maggio, dovrebbe essere anticipato dalle Soprintendenze e dalle direzioni degli archivi attingendo alla cosiddetta contabilità speciale: utilizzando, cioè, il residuo dei fondi che vengono utilizzati per pagare fornitori, servizi, lavori di restauro e manutenzione. Ma c 'è un problema. Alcune direzioni periferiche dei beni culturali hanno già fatto sapere che il salvadanaio è vuoto, oppure che non c'è disponibilità di personale per fare i conteggi necessari entro le scadenze fissate. Il ministero, da parte sua, vuole vederci chiaro, e si prepara a inviare un'ispezione presso le Soprintendenze e gli archivi che, alla data del 30 aprile, non avranno provveduto a pagare le spettanze dovute ai loro dipendenti. Le casse sono vuote? Vediamo. Ma vediamo anche come sono stati spesi i soldi, a che punto sono i lavori di restauro in corso. Se dovesse emergere qualche responsabilità, nei confronti del dirigente periferico potrebbe scattare la sanzione disciplinare o, addirittura, la rimozione dall'incarico. «Dopo la chiusura dell'accordo al ministero - spiega Libero Rossi, segretario nazionale Cgil beni culturali - alcune soprintendenze e direzioni d'archivio hanno fatto sapere che non erano in grado di anticipare ili pagamento degli arretrati. Messaggi di questo tipo sono arrivati da Mantova, Bologna, Venezia, Caserta, Salerno. Discorso a parte merita il caso del polo museale napoletano, diretto da Nicola Spinosa, che essendo nato di recente da una trasformazione dell'ex Soprintendenza per i Beni artistici e storici non dispone ancora di autonomia contabile. Per risolvere il problema dovrebbe intervenire, con i fondi residui di sua competenza, la Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici diretta da Enrico Guglielmo. Oggi non siamo in grado di prevedere se i dipendenti dei musei napoletani saranno pagati entro la scadenza del 30 aprile. Noi speriamo che tutto si risolva nel migliore dei modi, perché sarebbe davvero un peccato ritrovarci di fronte allo spettro dello sciopero dopo aver concluso una trattativa così delicata. In caso contrario, il ministero invierà gli ispettori per veriflcare la situazione di cassa». «Il ricorso alla contabilità speciale per pagare le spettanze dei dipendenti - aggiunge Vincenzo Monfrecola, segretario nazionale del sindacato autonomo Flp-Bac-Usae - era già stato sollecitato dal ministero due mesi fa, ma sono state poche le Soprintendenze e le direzioni degli archivi che si sono uniformate alla direttiva. E qualche nodo è venuto al pettine già durante l'incontro di una settimana fa. Uno dei sindacati ha fatto presente al segretario generale dei Beni culturali che una soprintendenza non aveva corrisposto le spettanze dovute, in base alle precedenti indicazioni ministeriali, perché non c'erano fondi residui di contabilità speciale. Il segretario generale ha fatto subito un controllo ed è emerso, invece, che quella Soprintendenza avrebbe dovuto avere in cassa almeno 800mila euro».