Ieri, a Cagliari, il punto sui tagli destinati agli enti lirici. Fischiato il sottosegretario Bono, applausi per Biggio, Confindustria: «Investiamo». Un dialogo tra sordi. Tra chi si ostina a non voler sentire e chi ha voglia di urlare tutta la sua rabbia. Perché in ballo non c'è solo la perdita del posto di lavoro per le migliaia di addetti ai lavori del comparto, ma il futuro stesso delle tredici Fondazioni liriche italiane, agonizzanti nella morsa dei tagli al Fondo unico dello spettacolo. Di questo si è parlato ieri durante la giornata di lavori al Lirico di Cagliari, sede del convegno voluto dal sovrintendente Maurizio Pietrantonio e che ha portato in città, alcuni tra i più brillanti esperti del settore, da Carlo Fontana, ex sovrintendente scaligero, al sottosegretario per i Beni e le attività culturali Nicola Bono, a Walter Vergnano sovrintendente del Regio di Torino nonché presidente dell'Anfols, l'associazione che riunisce le Fondazioni liriche. UN DIALOGO tra sordi si diceva, il cui risultato è stato perlomeno quello di amplificare il vuoto culturale che si respira nel nostro paese. Perché come spiegato da Valerio Cappelli, giornalista del Corsera invitato in qualità di moderatore: «Se in Europa si assiste a un aumento della spesa destinata al-la produzione culturale ( 9,6 in Spagna, 3,3 in Francia, 2 in Inghilterra), all'Italia, fanalino di coda, non rimane che stare a guardare prigioniera com'è degli eventi e della tradizione». Il paradosso nasce già dal titolo del convegno: "Fondazioni liriche quale futuro?". «Sarebbe bello pensare al futuro - gridano i tanti lavoratori seduti in sala - ma qui, purtroppo, ci stanno togliendo anche il presente». Insomma, citando il maestro Strehler se "la cultura è il nostro petrolio", perché allora si fa di tutto per togliere alla macchina anche quelle poche gocce di carburante? Purtroppo, tra sordi ci si intende e così, all'assessore Pilia i tagli «sembrano necessari, dato che i costi sulla produzione teatrale in Sardegna sono tra i più alti in Italia e dunque è gioco forza ottimizzare»; sordo l'onorevole Bono, per cui «la legge sulle Fondazioni è un puro fallimento, uno strumento che non funziona, che allontana i privati invece di allettarli, e dunque ben vengano i tagli se significano gestione corretta del pubblico denaro». Nella ridda di voci, interventi, critiche e polemiche, l'unica nota poca stonata della giornata l'ha proposta Giovanni Biggio, presidente della Confindustria sarda: «Basta con l'equivoco del teatro visto come un ingombro, trovo riduttivo che la Regione liquidi l'argomento con la tesi dei costi alti perché siamo circondati dal mare. Noi vogliamo guardare al Lirico come a un centro di produzione di cultura, ecco perché entro dicembre saremmo in grado di sottoscrivere un protocollo d'intesa col teatro che porterà nuova, linfa alla stagione e ci permetterà di finanziare i singoli spettacoli».
Fondazioni senza futuro
Ieri a Cagliari si è tenuto un convegno sul futuro delle Fondazioni liriche italiane, che sono state colpite dai tagli al Fondo unico dello spettacolo. Il sottosegretario per i Beni e le attività culturali Nicola Bono ha espresso la sua disapprovazione per la legge sulle Fondazioni, che considera un fallimento. L'assessore Pilia ha invece giustificato i tagli come necessari per ottimizzare i costi sulla produzione teatrale in Sardegna. La Confindustria sarda ha proposto un protocollo d'intesa con il Lirico per finanziare la stagione e portare nuova linfa alla produzione culturale.
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