Il boom dei grandi eventi: arte per il popolo o moda? La qualità dell'offerta deve onorare e osservare budget ragionevoli. Con gestioni oculate che rispettino l'utente e il contribuente il fatto Per la mostra su Gauguin e Van Gogh a Brescia 300rrdla prenotazioni. È l'ennesima conferma del successo di pubblico registrato dalle esposizioni d'arte. Viaggio-inchiesta in un mondo che cresce. Con qualche perplessità degli addetti ai lavori Dal 12 ottobre scorso, dieci giorni prima che si aprisse la mostra, le prenotazioni al botteghino erano oltre 200mila, oggi giunte a 300mila: record mai raggiunto da un'esposizione temporanea d'arte nel mondo. Un'ondata di piena destinata a far impallidire i numeri della precedente stagione imperniata su "Monet, la Senna, le ninfee", che aveva totalizzato 440mila visitatori finali. Non stiamo parlando di una mostra organizzata dal British Museum, o dal Moma di New York, o dall'Hermitage di San Pietroburgo. Nessuno di questi grandi sacrari dell'arte, nessuna di queste metropoli internazionali ha mai raggiunto, in una sola manifestazione, le cifre che la piccola Brescia sta facendo segnare con la mostra dedicata al duo Gauguin Van Gogh. Sullo Sfondo di una provincia pragmatica e defilata, assistiamo all'effetto calca da stadio per entrare a vedere quadri e sculture: nei primi 37 giorni di apertura, 110mila persone si sono immerse nelle vicende dei due padri dell'arte moderna, e la media è stata finora di 3 mila visitatori al giorno. Ma autorizza il caso Brescia a parlare di un nuovo fenomeno socialmente diffuso, generalizzato? Possibile che gli italiani, agli ultimi posti in Europa per numero di laureati nonché per lettura di libri e di quotidiani, si siano rapidamente trasformati in un popolo di cultori del bello? Tutto ciò in una fase di recessione economica che colpisce per primi proprio i consumi voluttuari, fra cui quelli culturali, e quando il biglietto d'ingresso a Palazzo Reale di Milano per la mostra di Caravaggio costa 9 euro a persona, cui si devono aggiungere ben 5 euro di audio-guida, e che non vi salti in mente di prendere un cappuccino al bar, o di acquistare un catalogo? Se i costi d accesso per l'utente sono questi, e se una famiglia di quattro persone in gita culturale (sul medio raggio, si badi bene, senza pernottamenti in hotel, e portandosi i panini da casa) deve spendere almeno un centinaio di euro, come va interpretato il «boom» delle mostre? Rispondono veramente a una nuova domanda, a un mercato (per usare una parola a molti invisa) che si va strutturando o si tratta di cifre «anabolizzate» da fattori contingenti e passeggeri, di una moda destinata fatalmente a scemare, come alcuni sostengono? Certo i numeri qualche trucco lo celano: per esempio il dato macroscopico di oltre un milione di ingressi per la rassegna archeologica al Colosseo andrebbe letto in modo frazionato, cioè separatamente dagli ingressi al monumento, che è fra i siti più visitati al mondo; ma la bigliettazione unica non consente di capire se sia effettivamente verosimile (cosa di cui si può dubitare) che una mostra sui misteri di Eleusi attragga tanta folla. Eppure, a scorrere la classifica -qui pubblicata - delle mostre più visitate, il successo di questi eventi pare stabilizzato: soprattutto quelli «pilotati» da forti investimenti promozionali risultano premiati dal pubblico e dagli incassi, magari prescindendo dall'effettiva qualità. La tambureggiante pubblicità dello show caravaggesco di Milano, apertosi a ottobre, era cominciata addirittura in giugno. Ma qui siamo al gatto che si morde la coda: la pubblicità costa moltissimo, ed è una voce che va ad aggiungersi al già ingente e ormai quasi insostenibile capitolato dei costi di produzione (restauri, trasporti, assicurazioni, catalogo, personale ecc): è credibile che in un momento di taglio dei budget da parte degli enti pubblici e degli sponsor privati, la strada di queste manifestazioni sia lastricata di profitti? Mario Lorenzoni, rettore dell'Opera del Duomo di Siena, uno degli attori della recente mostra di Duccio, costata 3 milioni di euro e vista da 300mila persone, ha una sua tesi: «Dietro una mega-mostra c'è sempre un budget promozionale d'obbligo, che i piccoli eventi non possono permettersi. In genere la sola biglietteria non riesce a ripagare i costi, che però vanno letti accuratamente, facendo dei distinguo. Nel caso di Duccio, per esempio, più che di costi si è trattato di investimenti, che sortiranno benefici effetti a ricaduta sul lungo periodo, e sul territorio: una cifra ingente è stata infatti spesa per i molti restauri, in modo da restituire ai posteri un patrimonio. Anche l'allestimento, costato mezzo milione di euro, potrà essere riutilizzato. Non solo: l'evento Duccio ha comportato per Siena un evidente incremento di presenze turistiche, e un indotto commerciale per negozi, bar, ristoranti, alberghi. Sulla congruità delle grandi mostre la risposta non può perciò essere univoca. Dipende dove e come. In una città d'arte a vocazione internazionale questi eventi, pur onerosi, ci stanno, perché qualificano un'immagine». Un'altra voce autorevole per esperienza è quella di Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano, che ha al-l'attivo mostre importanti e impegnative come quella, memorabile, dedicata alla figura di sant'Ambrogio e, attualmente, quella sull'età borromaica. Biscottini è scettico riguardo i presunti grandi numeri: «Vanno verificati, sia per l'entità reale sia per ciò che indicano. Si tratta di numeri che attestano un'oggettiva inedita domanda di partecipazione e di novità, che però non deve essere presa come un dato di autentica crescita culturale. Basta infatti visitare le nostre aule universitarie e i nostri licei per appurare quanto sia esigua la conoscenza e la consapevolezza della storia dell'arte. E qui scatta la responsabilità di chi - amministratori pubblici e curatori - è chiamato a costruire tali eventi culturali: la "grandeur", gli effetti costosi non servono, non creano reale conoscenza, meglio puntare su un serio stile divulgativo e didattico. La qualità dell'offerta culturale deve onorare e osservare budget ragionevoli, con gestioni oculate che rispettino 1'utente e il contribuente». La Classifica Ecco, secondo gli ultimi dati disponibili, la «hit parade» delle mostre recenti più premiate dall'affluenza: Dalla Grecia ad Haring, gli show dell'arte che fanno cassetta «Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma» Roma, Colosseo, Visitatori: 1.173.500 (al 26 ottobre); Media giornaliera: 12.098 Biennale di arti Visive Venezia, Giardini e Arsenale, Visitatori: 231.668 (al 26 ottobre) Media ????? «Eureka! Il genio degli antichi» Napoli Museo archeologico, Visitatori: 91.056 (al 26 ottobre) Media: 990 «Arnolfo di Cambio» Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria e Orvieto, ex chiesa di Sant'Agostino Visitatori: 63.090 (al 26 ottobre) Media: 579 «Da Goya a Manet da Van Gogh a Picasso» Rovereto, Mart Visitatori: 60.931 (al 26 ottobre) Media: 1.523 «Manet» Roma, Vittoriano Visitatori: 34.190 (al 26 ottobre) Media: 1.798 «Rubens. Pittura devota a corte» Mantova, Palazzo Ducale Visitatori: 29.254 Media: 714 «Caravaggio e l'Europa» Milano, Palazzo Reale Visitatori: 25.760 (al 25 ottobre) Media: 2.342 «The Keith Haring Show» Milano.Triennale Visitatori: 22.490 (al 19 ottobre) Media: 1.184
Avvenire
7 Dicembre 2005
✓ Entità verificate
Processo alle mostre
DO
Domenico Montalto
Avvenire
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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