Provengono da Capodistria e Pirano dipinti italianissimi dei maggiori pittori veneti che dopo un cammino tormentato e dopo un restauro, ci restituiscono un pezzo di storia. Si accorse di loro Sgarbi nel 2002 Nel ricco panorama di esposizioni che si susseguono in giro per l'Italia, ce n'è uno in particolare, che sebbene sia stato praticamente snobbato dalla grande stampa troppo presa a rincorrere i nomi di grido, si configura come un avvenimento di grande importanza sia per la rilevanza delle opere realizzate da artisti di grande valore ma ancor di più per il significato che esse rivestono e per le vicissitudini che hanno attraversato: le opere vengono da Capodistria e Pirano, terra con impronta veneta, dove l'italianità è stata cancellata brutalmente alla fine della guerra con l'occupazione titina. Il tema conduttore è l'Istria, con la sua storia finalmente non più sepolta, un'lstria ìtalianissima quanto sfortunatissima. Ed è proprio da questa italianità che nasce la mostra "Histria. Opere d'arte restaurate da Paolo Veneziano a Tiepolo", allestita a Trieste presso il Museo Revoltella, un appuntamento importante che dopo cinquanta anni restituisce allo sguardo del pubblico, al termine di un restauro che ne ha recuperato il pieno valore estetico, opere fondamentali di maestri come Vittore Carpaccio, Giambattiste Tiepolo, Alessandro Algardi, Paolo Veneziano, Alvise Vivarini. Era il 1940 quando Giuseppe Bottai, ispiratore della legge di tutela del patrimonio artistico italiano del 1939, emanava la legge sulla "Protezione delle cose d'interesse artistico, storico, bibliografico e culturale della nazione in caso dì guerra". A cominciare da questo momento si apriva un nuovo capitolo della vicenda storica; artistica e per certi versi anche umana di opere che la consuetudine aveva consacrato come le maggiori testimonianze dell'arte italiana e veneta in territorio istriano, lungo un arco temporale che parte dal Trecento e arriva fino al Settecento. La storia di questi capolavori provenienti da musei e chiese, edifici e collezioni pubbliche e private, di un territorio che dal Friuli alla Venezia Giulia si estendeva fino all'Istria e a Fiume, già appartenenti alla Serenissima, poi austriache, italiane e ora slovene, è piuttosto complessa e ora cercheremo di conoscerla più da vicino. Va innanzitutto ricordato che l'Istria conobbe il suo periodo d'oro grazie alla Repubblica di Venezia, sotto la quale fiorirono ricchezza e armonia culturale. Non è quindi un caso che le opere che andremo a vedere siano state realizzate dai grandi artisti veneti del passato. Purtroppo con la caduta della Repubblica veneta, l'Istria fu ceduta con il trattato di Campoformio (1797) all'Austria, passò quindi alla Francia con il trat-tato di Presburgo (1805), venendo poi incorporata nel Regno Italico (1806-09), quindi dopo una breve riconquista austriaca ritornò alla Francia come parte delle Province Illiriche, grazie alla pace di Schonbrunn. La Restaurazione l'assegnò all'Austria cui appartenne fino alla conclusione della prima guerra mondiale, e finalmente dopo la guerra, cui l'Istria partecipò con moti volontari, la regione fu unita all'Italia nei limiti delle Alpi Giulie fino a Fiume. I preziosi dipinti presentati in questa esposizione facevano parte di centinaia di pezzi d'arte che trovarono riparo da bombardamenti e depredazioni, grazie a ricoveri segreti nell'entroterra friulano, custoditi in apposite casse di legno. Le opere allontanate dall'lstria nel maggio-giugno 1940, furono così nascoste nella splendida Villa Manin di Passariano, ma non era il rifugio migliore data la vicinanza di aeroporti, tanto che nel 1943 quando questa sede non dava più garanzie di sicurezza, la Soprintendenza diede modo ai proprietari legittimi delle opere che lo chiedevano, di riavere indietro i loro capolavori che così rientrarono in Istria. Ma per alcune casse che contenevano nello specifico opere provenienti da chiese e musei di Capodistria e Pirano, si giudicò più prudente la permanenza in Friuli e nel 1948 queste opere vennero trasferite a Roma presso il Museo Nazionale Romano e successivamente nel 1972 al Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Qui le opere vennero dimenticate fino al 1990, quando avvenne la prima ricognizione delle casse. Per arrivare però alla definitiva verifica del loro contenuto giungiamo al 2002 quando grazie a Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario ai Beni Culturali, venne data l'autorizzazione. Da quella data tutte le opere sono state sottoposte a interventi di restauro diretti dalle Soprintendenze del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e della Soprintendenza speciale per il polo museale romano, grazie a un finanziamento straordinario del ministero dei Beni Culturali, ed ora, ultimato il recupero, vengono finalmente esposte. Si avrà così modo di ripercorrere alcune tappe salienti e fino ad oggi lacunose della storia dell'arte italiana e nello specifico veneta, riscoprendo anche accanto ai grandi maestri nomi meno noti di artisti. La mostra - nata grazie alla collaborazione tra il Comune di Trieste, la Soprin-tendenza del Friuli Venezia Giulia, l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, il ministe-ro dei Beni Culturali e curata da Francesca Castellani e Paolo Casadio - presenta una selezione dì ventuno opere, in maggioranza di grandi dimensioni, studiate, indagate e restaurate. Il percorso parte con due tavole di Paolo Veneziano, artista che pur affrontando ancora le radici del proprio stile nella raffinata cultura veneta, intraprese la strada del rinnovamento verso un più moderno linguaggio. Nelle sue opere l'artista non seppe rinunciare del tutto al suo mondo aulico fatto di smaglianti raffigurazioni, pur trasformandolo in opere dai risultati più arditamente gotici, e le due opere "Madonna in trono con Bambino e due angeli, la Maddalena e sette santi" (1355) e "Crocifissione" (1355), provenienti entrambe dal Battistero di San Giovanni Battista di Pirano, ne sono un esempio. Si prosegue con la "Madonna con Bambino e argeli musicanti" (1489) di Alvise Vivarini, realizzata per la chiesa di San Bernardino a Portorose, opera cardine del percorso stilistico dell'artista. Il percorso continua con "Entrata del podestà-capitano Sebastiano Contarini nel Duomo di Capodistria" (1517) di Vittore Carpaccio realizzato per il Duomo, punto di arrivo del complesso percorso artistico del pittore. Lungo il percorso figurano anche "Incoronazione della Vergine" (1537) proveniente dalla chiesa dell'Assunta a Capodistria, "Madonna col Bambino e i santi Tommaso e Bartolomeo (1538) realizzata per la chiesa di san Tommaso a Capodistria e "Madonna con Bambino tra i santi Lucia e Giorgio" (1541) proveniente dalla chiesa di Santa Lucia a Portorose, tutte opere realizzate da Benedetto Carpaccio, figlio di Vittore, figura artistica ancora poco conosciuta. Non manca poi un'opera importante come la "Madonna della cintola e santi" (1730) di Giambattista Tiepolo, realizzata per la chiesa della Madonna della Consolazione di Pirano. Questo e molto altro per un appuntamento imperdibile, che sarà in visione fino al 6 gennaio 2006.
Secolo d'Italia
7 Dicembre 2005
✓ Entità verificate
Immagini di un'Istria italiana. In mostra a Trieste le opere di grandi maestri salvate dalla legge Bottai del '40
VA
Valentina Antonelli
Secolo d'Italia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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