DISMISSIONI « I presidenti di Inps, Inail e Inpdap contro il fondo allo studio dell'Economia. ROMA Nuova alzata di scudi di Inps, Inail e Inpdap contro l'ultimo ritrovato, da parte del Tesoro, per la la politica di dismissioni degli immobili pubblici. I presidenti dei tre enti previdenziali, rispettivamente Marco Staderini, Vincenzo Mungari e Gian Paolo Sassi, hanno inviato nei giorni scorsi una lettera al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli per "notificare" il proprio «rispettoso e fermo dissenso al dichiarato proposito di costituire un fondo, denominato Patrimonio Uno, per ulteriori trasferimenti coattivi di immobili a uso non residenziale». Dopo quelli già realizzati lo scorso anno «che suscitarono forti e diffuse reazioni» da parte dei vertici, del personale e dei sindacati, confederali e di base. I toni della missiva sono tanto rispettosi quanto minacciosi. I presidenti dei tre enti ricordano come i Consigli di amministrazione abbiano deciso di astenersi dall'intraprendere iniziative giudiziarie in seguito alle accese proteste suscitate dalle «cessioni coattive al Fip». «Ci permettiamo consigliare l'astensione da provvedimenti che avrebbero per effetto di ricreare nei tre enti una situazione di estrema tensione ammonisce la lettera che rischierebbe di portare a una paralisi prolungata l'attività degli enti medesimi" II fondo Patrimonio Uno, il primo strumento immobiliare a firma di Patrimonio dello Stato spa, finisce cosi nuovamente al centro delle polemiche. Il suo lancio, inizialmente previsto per il 2004, è stato rinviato al 2005 ma non è ancora chiaro se le sue quote verranno vendute agli investitori (istituzionali di sicuro, privati forse) entro fine anno. La gestazione di Patrimonio Uno è stata finora sofferta, puntellata, da molti "se" e tanti "ma". Anche se va detto che, nel caso in cui il ministero dell' Economia dovesse aver bisogno di 800 milioni di euro extra per far quadrare i conti entro la fine dell'anno, il fondo vedrà la luce alla svelta. Per Patrimonio Uno, la strada finora è stata comunque tutta in salita. Pspa e Tesoro hanno incontrato non poche difficoltà nel formare un portafoglio omogeneo e di grandezza adeguata di immobili pubblici da dismettere- nella lista dei "venditori", oltre agli enti previdenziali, si è parlato di agenzia del Demanio, Fmtecna, Fs, Coni servizi e agenzia delle Entrate. E la partecipazione di Inps, Inail e Inpdap, come dimostra la lettera, non deve essere data per scontata. Anche sulle modalità di collocamento delle quote di questo fondo, il percorso non è stato affatto lineare; in un primo momento Patrimonio Uno avrebbe dovuto presentarsi come uno strumento d'investimento per gli investitori istituzionali e per i privati, riservando una quota delle vendite al dettaglio. Questa struttura sarebbe stata in un secondo momento bocciata dal ministero del Tesoro, quando Domenico Siniscalco sedeva ancora sulla poltrona di ministro. Dunque, le sorti di Patrimonio UDO sono a tutt'oggi incerte: secondo fonti bene informate, il fondo è pronto per decollare in qualsiasi momento. Ma restano le incognite: quale sarà il ruolo degli enti previdenziali che minacciano di dar battaglia? Fino a che punto il Tesoro ha bisogno di questi 800 milioni di euro entro il 31 dicembre 2005?