Ritrovare l'Arca dell'Alleanza per mettere al sicuro le tavole dei dieci Comandamenti, scalare l'Himalaya sfidando i seguaci della dea Kalì per recuperare una miracolosa pietra o tentare l'impresa più ardita per ritrovare il Santo Graal. Chi, guardando la trilogia di Indiana Jones, non ha sognato di diventare archeologo compiendo imprese leggendarie? Ma per realizzare il sogno è necessario seguire un preciso percorso accademico. «Dopo la laurea si possono prendere due strade - spiega Alessandro Roccati, professore di Egittologia all'Università di Torino -: ottenere un dottorato di ricerca, o frequentare una scuola di specializzazione in archeologia. Oggi tutte le principali università hanno aperto una scuola: Roma, Palermo, Napoli, Torino e molte altre». La durata dei corsi è di tre anni. «La nostra scuola è stata la prima a nascere - afferma Maria Letizia Lazzarini, direttrice della scuola di Archeologia I dell'Università La Sapienza di Roma - ed è rimasta l'unica per diverso tempo. Oggi gli studenti possono seguire il percorso in archeologia orientale o quello in archeologia "occidentale". Oltre alle tecnologie di scavo e agli insegnamenti specifici, insegniamo anche tecniche di restauro e legislazione dei beni culturali». La Cattolica di Milano ha istituito la sua scuola nel 1997. Tra gli insegnamenti comuni ai due indirizzi di specializzazione (archeologia classica e archeologia tardo-antica e medievale) ci sono l'archeometria, la bioarcheologia e la topografia antica. «Ogni anno i venti alunni prescelti svolgono 250 ore di attività pratiche -spiega Maria Pia Rossignani, direttrice della Scuola - che comprendono laboratori e campagne di scavo». Lo scavo è un momento fondamentale per i futuri archeologi. Tutte le università hanno aperto cantieri o stretto accordi con le Soprintendenze. Molto gettonate, oltre ai siti archeologici nazionali, sono anche la Grecia, la Turchia e isole come Creta, Rodi e Lemno. La «Scuola archeologica italiana di Atene» rappresenta una particolarità. Creata nel 1909, è un istituto di ricerca sulla civiltà dell'Egeo che svolge anche attività didattica. Nella sede di Atene ogni anno sono ospitati 24 laureati, che ricevono una borsa di studio. «In programma ci sono, oltre alle lezioni in aula, 18 settimane di viaggi-studio e tre mesi di scavo - spiega Emanuele Greco, direttore della Scuola -. È bene precisare, però, che lo scavo non è un lavoro da Indiana Jones: a volte può essere anche duro e noioso. Chi vuole intraprendere questo percorso dovrebbe abbandonare l'idea romantica del mestiere alimentata da Hollywood». E l'idea romantica del mestiere bisogna abbandonarla anche quando si fanno i conti con il mercato del lavoro. L'impiego nelle Soprindenze dei Beni archeologici è di fatto bloccato da circa un decennio, da quando sono stati banditi gli ultimi concorsi. «Oggi le principali opportunità sono i cantieri per la costruzione di opere pubbliche - spiega Giorgia Leoni, presidente della Confederazione italiana archeologi - nei quali la legge prevede la presenza di un archeologo. Certo, si può partecipare alle tradizionali campagne di scavo, ma lì sono importanti i rapporti di conoscenza con altri archeologi o con i responsabili delle università: per la selezione non vengono banditi concorsi perché non esiste un albo professionale. Poi ci si può riciclare come guide turistiche, cercare delle collaborazioni con le università o dedicarsi all'insegnamento privato. Anche gli stipendi variano: non c'è un tariffario valido a livello nazionale. Le Regioni in genere applicano quelli degli operai specializzati, ma quando il cantiere è gestito da privati davvero non esistono regole. Per esperienza direi che la paga di un archeologo si aggira attorno ai 100 euro lordi al giorno. Il contratto, ovviamente, è sempre a tempo determinato: finito lo scavo, tutti a casa».