Il pericolo sembra davvero scongiurato. Nessun rìschio di finire rinchiuso nel caveau di una banca «in attesa di una adeguata sistemazione», nessuna sosta tecnica in qualche altro museo della capitale o della Sicilia. Il Satiro danzante attribuito a Prassitele, ripescato nel marzo del 1988 al largo di Mazara del Vallo, lascerà la Sala della Regina di Montecitorio soltanto per raggiungere «direttamente» la chiesa arabeggiante di Sant'Egidio, «nuovo spazio museale» della cittadina siciliana che attualmente può contare su un Museo Civico (con sculture medievali, dipinti e ceramiche decorate) e su un Museo Diocesano Vito Ballatore (con arredi, portantine e vesti liturgiche). Nella stessa chiesa verrà ospitata anche una raccolta di capolavori (soprattutto anfore greche, romane e fenice) ritrovati nel canale di Sicilia da pescherecci e marinai. Ma c'è di più. II sindaco di Mazara, Niccolo Velia (che dei dubbi sul destino del bronzo si era fatto più volte portavoce) già parla di un possibile «prolungamento della sosta romana del Satiro, magari fino a tutto il mese di giugno». D'altra parte le ultime cifre dell'esposizione del Satiro a Montecitorio (che avrebbe dovuto chiudersi il 2 giugno) parlano chiaro. Mille e trecento visitatori al giorno («rigorosamente contingentati per evitare fastidiosi affollamenti») per i diciannove giorni (a tutt'oggi) di apertura: un totale di quasi venticinquemila ingressi (per l'esattezza 24.700) e oltre duemila cataloghi venduti. Prenotazioni praticamente bloccate, visto le richieste, fino alla chiusura e prolungamento ormai quasi certo. «La mia prima preoccupazione dice Vella era che il Satiro venisse fatto sostare in qualche altro museo riducendo il numero dei possibili visitatori disposti a raggiungere Mazara». Un po'come era già successo per i Bronzi di Riace che, dopo l'Archeologico di Firenze e prima dell'Archeologico di Reggio Calabria, si erano fermati per due settimane nella Sala delle Vetrate al Quirinale. Ora questo pericolo, dice Vella, «appare assolutamente scongiurato» come sembra essere un lontano ricordo il rammarico inizialmente manifestato dallo stesso sindaco «per non essere stato coinvolto nei preparativi dell'esposizione romana». Adesso a Mazara stanno aspettando la teca di cristallo e il basamento antisismico che dovranno ospitare il Satiro. Due supporti («in arrivo dal Nord») che dovranno rispettivamente preservare la statua dall'umidità e dal rischio terremoto. Il Museo di Sant'Egidio «sarà così pronto alla fine di giugno»: guarda caso, proprio alla fine dell'ancora non ufficialmente confermato prolungamento. I lavori per l'adattamento dell'ex-chiesa, intanto, proseguono, anche se, assicura ancora Vella, «il Satiro arriverà comunque per ultimo, dopo tutti gli altri reperti». Ma gli orizzonti che Mazara del Vallo sogna per il suo Satiro appaiono assai più ampi. «Vogliamo diventare il nuovo polo museale della Sicilia. Già quest'anno abbiamo avuto un buon incremento di visitatori, ora con il Satiro conquisteremo tutti quei turisti di passaggio che utilizzano la nave superveloce per Pantelleria. Proprio per questo stiamo preparando un lancio in grande stile, un lancio mondiale: in questi giorni stiamo appunto cercando di contattare Fabrizio Ferri. Lui che è così bravo a ritrarre splendide donne, sarà altrettanto bravo a fotografare anche questo bellissimo efebo». Grandi progetti dunque per Mazara. Ma, sullo sfondo, resta pur sempre l'ombra dei Bronzi di Riace. Dal dicembre 1980 al gennaio 1981, furono settecentomila i visitatori allineati in file da ventimila persone davanti all'Archeologico di Firenze. Con code, svenimenti e altro. Poi, dopo l'arrivo a Reggio Calabria, i Bronzi sono in qualche modo rimasti prigionieri delle loro stanze. Diventando un fenomeno più locale che internazionale, senza grandi introiti turistico-commerdali per la città e senza riuscire a trasformarsi «in un vero e proprio sistema culturale». Ed anche se si parla di circa centotrentamila visitatori ogni anno, qualche volta (come nel Ferragosto dello scorso anno), può persino capitare che l'ingresso dell'Archeologico rimanga «chiuso per sciopero». Speriamo che non accada anche al Satiro.