Le Olimpiadi non sono sempre un buon investimento per il Paese che le ospita, ma stando ai dati forniti ieri dal Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, i Giochi invernali di Torino promettono una ricaduta importante per l'economia italiana, sia in termini di crescita che di occupazione. Gli investimenti pubblici e privati per l'organizzazione dei Giochi dovrebbero portare ad una crescita del pil del 0,1-0,2 per cento nel 2006. «Noi ci contiamo - ha sottolineato Canzi - ai fini dei conti pubblici e degli impegni con l'Unione europea». E' prevista la creazione di 57 mila posti di lavoro, pari ad una crescita dell'occupazione dello 0,2 per cento. «Queste Olimpiadi rappresentano un volano a 360 gradi per l'economia», ha sottolineato Luca di Montezemolo, presidente della Confindustria e presidente onorario del Toroc. «In un Paese che ha bisogno di fiducia e deve confrontarsi con problemi strutturali che vengono da lontano, la possibilità di fare sistema su questo grande evento è straordinaria: deve essere l'occasione per un grande sforzo corale». La questione della redditività delle Olimpiadi è tutt'altro che oziosa nel momento in cui due altre grandi città italiane, Roma e Milano, intendono candidarsi ad organizzare i giochi estivi del 2016. «Non possiamo ignorare che a Sydney oggi molti impianti costruiti per i Giochi del 2000 sono inutilizzati», ha ricordato Mario Pescante, sottosegretario allo Sport e supervisore di Torino 2006. «Per non parlare di Atene, che ancora denuncia un deficit di 10 miliardi di euro. Tutto questo forma un retaggio che desta preoccupazione». Negli anni scorsi il Toroc aveva già commissionato studi sugli effetti economici dei Giochi in Piemonte. La nuova simulazione, presentata ieri ai media, si riferisce al quadriennio 2005-2009, e mira a fornire una prima valutazione sulla cosiddetta «eredità olimpica», vale a dire l'impatto economico sul lungo periodo. Lo studio è stato condotto dalla Confindustria in collaborazione con la Ragioneria dello Stato, usando il modello di simulazione Idem (Italian Demographic and Economie Model) simile a quelli già usati in occasione delle Olimpiadi di Atlanta e di Sydney. In sostanza, l'investimento iniziale di 1,1 miliardi di euro per l'organizzazione dei Giochi (proveniente quasi tutto da risorse private) ha generato ulteriori investimenti per un totale di 13 miliardi di euro. A loro volta, questi investimenti dovrebbero produrre, per l'economia italiana nel suo complesso, un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro, concentrati per circa il 60 per cento nel biennio 2005-2006. Sulla base di quest'ultima stima la Ragioneria di Stato spera in un incremento del Pil dello 0,2 per cento. E come ha fatto notare lo stesso Canzio, in questi tempi di crescita risicata, due punti decimali sono tutt'altro che irrilevanti. Ma la sfida per quanto riguarda l'«eredità olimpica» di Torino 2006 è ancora tutta da giocare. «La nostra speranza è che l'imprenditoria piemontese si mostri in grado di consolidare i benefici economici che le Olimpiadi portano alla regione», ha commentato Valentino Castellani, presidente del Toroc, introducendo una nota di cautela. Le stime parlano di tre nuovi posti di lavoro per ogni milione di euro investito, principalmente nel settore edilizio e in seconda battuta nei servizi. «Molti di questi impieghi sono tipicamente temporanei», ha spiegato Castellani. «Bisognerà vedere quanti di questi nuovi posti di lavoro diventeranno permanenti». Per evitare il problema che si è creato a Sydney - che ha strutture edilizie e impianti sportivi ancora inutilizzati - si sta lavorando alla creazione di una società ad hoc che organizzi e gestisca l'uso delle nuove costruzioni. Alcuni edifici diventeranno residenze private, altri serviranno come alloggi per studenti universitari. L'intenzione è anche di portare Torino ad «affacciarsi» sul mercato internazionale dei granai eventi sportivi per sfruttare al meglio i nuovo impianti.