Trattative segretissime, anzi misteriose, per una delle collezioni d'arte più pregiate della storia: le 620 sculture romane che appartengono alla famiglia Torlonia. L'offerta di acquisto arriverebbe dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Secondo una notizia diffusa dall'agenzia Adnkronos il premier comprerebbe questa raccolta unica al mondo con i propri fondi personali, per farne un dono allo Stato italiano e permettere così al pubblico di ammirare la testa di Apollo di Kanachos o l'Afrodite Anadiomène, o la Hestia Giustiniani, o i bassorilievi del porto di Ostia, per citare solo alcuni fra i pezzi più famosi. L'« offerta» di Berlusconi ha stupito l'onorevole Titti De Simone (Prc) che ha citato la proposta di legge 2407 (firmata da 43 deputati, Lega esclusa) : «La collezione Torlonia va acquisita gratuitamente al demanio dello Stato quale risarcimento alla cultura italiana e mondiale». La proposta - fanno notare alcuni deputati -è «nel calendario della settima Commissione Cultura della Camera». La collezione che rappresenta il «sogno» di Berlusconi, sarebbe stata stimata oltre 125 milioni di euro. Ma la famiglia Torlonia non sembra disposta a farlo diventare realtà perché, almeno per il momento, smentisce. Un gesto di grande effetto quello del Presidente del Consiglio: 620 statue realizzate in materali pregiati, dal marmo bianco, al porfido, all'alabastro, tra le quali un centinaio di ritratti. Gli attuali proprietari, i principi Alessandro e Giulio Torlonia, avrebbero voluto esporlo a Villa Albani, forse la sede più appropriata. Ma su questo non è mai stato raggiunto un accordo con il Comune perché le statue in mostra prevedevano la costruzione in parte del parco della villa, di un parcheggio multipiano interrato di quattro piani, con due piani in superfice per accogliere le statue. Una edificazione resa difficile dal fatto che anche l'area attigua a Villa Albani è vincolata dalla legge 1089 del 1939, e c'erano le perplessità dei sovrintendenti architettonici. Adesso l'esproprio del parco di villa Albani, deciso con un emendamento nel piano regolatore, ha definitivamente bloccato l'ipotesi. Da parte sua il sindaco Walter Veltroni un anno fa aveva offerto al principe Alessandro Torlonia come Museo, per ospitare e aprire al pubblico la collezione, il palazzo di via dei Cerchi, oggi ancora sede degli uffici elettorali e di quelli dell'assessorato al Commercio. E ieri di fronte all'annuncio di una trattativa segreta di Silvio Berlusconi, e della sua volontà di farne dono allo Stato (anche se gli stessi uomini dell'entourage del Presidente del Consiglio invitavano ieri sera alla prudenza) il Campidoglio, attraverso le parole dell'assessore al Patrimonio Claudio Minelli, ha ribadito l'offerta: «L'importante è l'esito finale - afferma Minelli- ovvero che la collezione sia finalmente vista dai cittadini e sia fruibile per il mondo intero. E perché questo accada siamo sempre disposti ad offrire il palazzo di via dei Cerchi: sarebbe un luogo straordinario e il più opportuno, vicino com'è ai Fori e al Circo Massimo». Il Campidoglio ripete anche di essere disponibile a qualsiasi accordo purché la collezione non solo resti in Italia, ma sia finalmente aperta al pubblico: «In fondo - conclude Minelli- se fosse vero, sarebbe una buona notizia». Chi si dimostra entusiata è Vittorio Sgarbi, che quando era sottosegretario al Ministero dei Beni culturali, nel luglio del 2001, affermò di aver avviato dei negoziati con i principi: «Si trattava di un atto dovuto - afferma Sgarbi - un'opportunità da non perdere che io stesso avevo suggerito al premier, per mettere fine a una situazione scandalosa».